Who is Zappacosta? Il terzino perfetto per Conte

È vero, forse una società come il Chelsea avrebbe potuto tranquillamente portare a casa nomi più blasonati e altisonanti, ma è pur vero che Davide Zappacosta è stato uno dei migliori nel suo ruolo nelle ultime edizioni della Serie A, è ancora relativamente giovane (25 anni compiuti lo scorso 11 giugno) ed è ormai entrato nel giro della Nazionale, essendo stato chiamato anche in occasione della recente sfida con l’Israele dal ct Gian Piero Ventura per ovviare all’infortunio di Spinazzola. Forse è un po’ eccessiva la cifra versata dai Blues nelle casse del Torino (circa 30 milioni di euro, ennesima plusvalenza targata Cairo-Petrachi), ma in molti la pensavano quasi alla stessa maniera quando, un anno fa, Marcos Alonso lasciò l’Arno e si accasò sulla sponda blu del Tamigi e ora lo spagnolo ex Fiorentina è un top a livello internazionale nel suo ruolo.

Davide Zappacosta ha totalizzato fin qui cinque presenze con la maglia dell’Italia. (Fonte: calciomercato.com)

Perché valorizzare solo i calciatori che hanno dalla loro parte un nome importante e non quelli che raggiungono alti livelli dopo anni e anni di gavetta? E, soprattutto, perché condannare un calciatore ancor prima di averlo visto all’opera? Sicuramente Zappacosta non sarà il Maicon del Triplete interista targato Mourinho, non ha ancora debuttato in Champions League né in Europa League, ma al contempo ha tutte le carte in regola per stare in palcoscenici del genere e può inserirsi alla grande nel modulo di Conte. Il suo arrivo ha scatenato l’ironia (immotivata) dei social, sui quali gli utenti si sono chiesti chi fosse Zappacosta, confrontando il suo arrivo con quello mancato di Alex Sandro. Il brasiliano ha un appeal decisamente diverso rispetto a quello del nativo di Sora, certo, ma è bene ricordare agli inglesi che numerosi calciatori ed allenatori italiani hanno lasciato il segno nel loro campionato, specialmente con la maglia del Chelsea.

Zappacosta sorridente mentre posa per la prima volta con la maglia del Chelsea insieme al direttore tecnico dei Blues Michael Emenalo. (Fonte: calciomercato.com)

Basti pensare a Roberto Di Matteo, non certamente un giocatore fenomenale o funambolico, ma sicuramente duttile e in grado di farsi valere in più zone del campo. Prelevato nell’estate 1996 dalla Lazio, il centrocampista originario di Sciaffusa divenne un’autentica bandiera del Chelsea, indossando la maglia dei Blues fino al 2002 e contribuendo alle vittorie di due FA Cup, una Coppa di Lega e un Charity Shield. Dopo circa dieci anni, Di Matteo tornerà al Chelsea in veste di assistente del tecnico portoghese André Villas-Boas, prendendo poi il posto di quest’ultimo e raddrizzando notevolmente una stagione che sembrava destinata ad essere fallimentare, conquistando nuovamente la FA Cup e, soprattutto, la prima Champions League della storia del club londinese, il tanto agognato trofeo che era sfuggito ad allenatori ben più blasonati di lui (Ranieri, Mourinho ed Ancelotti su tutti). Da giocatore, Di Matteo trovò anche il modo di ritagliarsi un suo spazio in Nazionale, totalizzando una trentina di presenze e prendendo parte agli Europei nel 1996, proprio in Inghilterra, e ai Mondiali di Francia 1998. Il classe ’70 è probabilmente l’esempio più lampante di come per diventare un idolo e affermarsi in un campionato tosto e complicato qual è la Premier League, non contino soltanto la tecnica e il talento, ma anche e soprattutto il cuore, la grinta e la passione.

Carlo Cudicini difese i pali del Chelsea dal 1999 al 2009, totalizzando 216 presenze e vincendo nove trofei. (Fonte: thesun.co.uk)

Un altro nome che non si può evitare di citare facendo riferimento al Chelsea è il portiere Carlo Cudicini, figlio d’arte (suo padre Fabio in carriera difese i pali di Udinese, Brescia, Roma e Milan). L’estremo difensore meneghino non ebbe una carriera particolarmente proficua in terra nostrana, crescendo nel vivaio del Milan e non riuscendo a trovare spazio con la maglia rossonera a causa della concorrenza del titolarissimo Sebastiano Rossi. Dopo vari prestiti tra Serie A, B e C1 con Como, Prato, Lazio e Castel di Sangro, nel 1999 viene chiamato dal Chelsea, guidato dall’italiano Gianluca Vialli, che aveva appena appeso gli scarpini al chiodo ed assunto la guida tecnica del club con cui aveva chiuso la carriera da calciatore. Riserva del titolare olandese Ed de Goeij, riuscì a mettersi in mostra dopo l’infortunio di quest’ultimo, guadagnandosi la conferma e risultando il numero uno dei Blues anche sotto la guida di Claudio Ranieri e, inizialmente, di José Mourinho, prima dell’ascesa del portiere ceco Petr Čech. Cudicini lasciò il Chelsea dopo dieci anni e, nel 2009, si accasò al Tottenham, per poi chiudere la carriera negli Stati Uniti, tra le file dei Los Angeles Galaxy.

Zappacosta esulta dopo un gol realizzato col Torino, con cui ha messo a referto 2 reti in 58 presenze. (Fonte: espn.com)

Inutile, dunque, citare fuoriclasse, campioni o grandi giocatori del calibro di Gianluca Vialli, Gianfranco Zola, Christian Panucci, Pierluigi Casiraghi o altri giocatori non particolarmente rinomati – tra cui, ad esempio, Marco Ambrosio, Gabriele Ambrosetti, Samuele Dalla Bona e Fabio Borini. Bastano i nomi di Di Matteo e Cudicini, due ex giocatori che, pur non essendo blasonati, riuscirono a lasciare la loro impronta in terra inglese. È quello che spera di fare anche Zappacosta, il quale ha vissuto sin qui una carriera molto promettente, caratterizzata da un percorso coerente e in linea con i progressi evidenziati dal laterale di Sora sul rettangolo di gioco. Dopo la scalata dalla Lega Pro alla Serie B con l’Avellino, Zappacosta non ha fallito alla prima occasione tra i grandi, facendosi valere in massima serie con la maglia dell’Atalanta, società da sempre molto attenta ai migliori talenti in circolazione. Dopo poco più di due anni al Torino, anch’essi molto positivi, con annessa convocazione in Nazionale, anche per lui è arrivata la grande occasione di dimostrare il suo valore in Premier League, una chance che di sicuro il classe ’92 non sprecherà. E presto anche i tifosi del Chelsea, e non solo, non avranno più bisogno di porsi il quesito: “Who is Zappacosta?”.

Fonte foto in apertura: chelseafc.com

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da aprile 2017 - di basket NBA. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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