Tavolo per tre: impressioni di settembre

Torna, dopo quasi un anno di assenza, il “Tavolo per tre” di Voci di Sport, storica rubrica in cui tre dei nostri redattori discutono del periodo calcistico appena trascorso. Il trio è totalmente marchigiano poiché, oltre a Matteo Galiè e Francesco Nardi, presenta la new entry Enrico Traini, che prende la parola toccando subito un tema bollente.

Enrico Traini: Definire quella della Milan una crisi mi sembra un’esagerazione di tifosi che quest’estate si erano illusi di avere, fin da subito, una squadra da scudetto. Quando rinnovi tanto è normale avere un periodo di assestamento. In realtà, io penso che sia una squadra costruita in maniera un po’ incoerente. Vedo tanti giocatori da mettere insieme senza che però questi siano stati acquistati con l’idea di un modulo tattico preciso. E questo si vede nelle scelte tattiche che deve adottare Montella: se gioca con una difesa a 4, deve lasciare fuori un difensore titolare ma, a sua volta, se decide di mettersi a 3, allora in panchina va un buon numero di giocatori offensivi e quelli in campo, vedi Suso, vengono sacrificati. Inoltre, in questo momento mi sembra una squadra un po’ piatta, con poca corsa; tanti giocatori vogliono la sfera sui piedi, ma in pochi fanno movimento senza palla. Poi, a me sembra una squadra con tanti palleggiatori, ma con poca quantità in mediana; personalmente un Kucka, come alternativa, al solo Kessié, lo avrei tenuto.

Matteo Galiè: A dirla tutta, Kucka si era dimostrato un calciatore più che valido, avendo interpretato bene il ruolo del centrocampista di quantità, sempre più essenziale nel calcio moderno. Condivido la tua idea, il Milan stava facendo un ottimo mercato, fino all’acquisto di Calhanoglu, per il quale non si trovava (e né si trova tuttora) una collocazione. Per non parlare poi di Bonucci, che ha snaturato del tutto le idee iniziali del tecnico. Inoltre, la rosa non è costruita per giocare con due punte, e tra Kalinic, André Silva e Cutrone non vedo una coppia d’attacco compatibile.

E: Sì, forse l’unica seconda punta vera in rosa è Borini. Comunque, va considerato anche il fatto che Montella non ha mai avuto squadre veramente ambiziose tra le mani. Questo Milan non differisce come filosofia da altre sue esperienze. Tutte le sue squadre sono spesso monocorde, vanno allo stesso ritmo, palleggiano tanto, assediano gli avversari, ma raramente vanno al tiro. Detto ciò, sicuramente mi aspetto una crescita, è una squadra forte e sta attraversando una normale fase di transizione prima di trovare una quadratura.

Francesco Nardi: Concordo con quello che avete detto, la squadra è stata costruita con poca chiarezza di idee, perché si sono fatti prendere la mano a un certo punto e hanno perso di vista il modulo base che poteva essere un 4-3-3 o 4-3-2-1. Tra l’altro, parlando di Bonucci, penso che il Napoli avrebbe dovuto fare di tutto per prenderlo, sarebbe stato un acquisto che avrebbe consentito di compiere il salto di qualità che invece De Laurentiis ha voluto ancora rimandare, comprando solo giocatori di contorno come Ounas, Mario Rui e Inglese.

M: Bonucci, tra interviste e social network, sta facendo troppi proclami che non fanno altro che metterlo ancora di più in ridicolo. Non ha ancora conquistato la fiducia di alcuni tifosi milanisti, mi riferisco a quelli più razionali che non digeriscono soprattutto vederlo con la fascia al braccio. È indubbio che gli sia stato conferito un eccesso di potere in troppo poco tempo, e sta facendo di tutto per farsi accettare come leader, ma credo che nello spogliatoio ci siano diversi giocatori, soprattutto quelli più “europei” come Rodriguez e Biglia, che fanno fatica ad accettarlo. Agli ordini di Bonucci, tra i rossoneri, possono stare i più giovani come Conti, Romagnoli, Locatelli, Cutrone: ha lasciato la Juventus perché pretendeva un ruolo del genere, e sta cercando di crearselo, tra mille difficoltà, al Milan. In ogni caso, con un allenatore di maggiore polso (più Conte di Ancelotti), il Milan potrebbe puntare allo scudetto.

Non è un periodo facile per Leonardo Bonucci, capitano del Milan.

F: Sì, sicuramente più Conte di Ancelotti, che storicamente fa molta fatica a vincere i campionati. Le sue squadre danno il meglio nelle coppe, ed è riuscito a perdere campionati che sembravano già vinti, come ricorderanno i tifosi juventini o quelli del Paris Saint-Germain.

E: Con questa rosa, lo scudetto mi sembra difficile. Secondo me, il problema è stato presentare Bonucci come il top player in grado di cambiare le sorti di un campionato. Sicuramente è uno dei migliori difensori d’Europa, ma raramente un centrale cambia le partite. Il Milan, in fin dei conti, non ha comprato nessun giocatore che sposti gli equilibri sulla trequarti. Magari uno dei giovani che ha acquistato potrà diventarlo. Calhanoglu o André Silva…

M: Calhanoglu è l’esempio di come i video su YouTube e i videogiochi non siano un metro di giudizio sufficiente per un calciatore. L’ho detto prima e lo ripeto, per me è un acquisto assolutamente inutile, quei venti milioni potevano e dovevano essere investiti diversamente. Obbliga la squadra a giocare con il trequartista, perché non può fare la mezzala né l’esterno, e difficilmente può riciclarsi all’interno di un diverso modulo di gioco.

E: Cambiando argomento, voi pensate veramente che questo sia l’anno del Napoli per lo scudetto?

M: Si dice che al Napoli, negli scorsi anni, siano mancate le vittorie con le piccole per puntare allo scudetto. In questo avvio di campionato ha risposto positivamente a qualche trasferta insidiosa, quindi può davvero vincere o, effettivamente, manca qualcos’altro?

E: Soprattutto deve vincere gli scontri diretti e le trasferte difficili, come quelle con la Sampdoria o col Torino. Lo scorso anno ha pareggiato col Sassuolo ed è pesato parecchio in ottica secondo posto. Non vedo ancora quello step che permette di dire che il Napoli sia alla pari della Juve. Inoltre, i bianconeri hanno molte più individualità in grado di decidere quelle partite nelle quali fatichi con il gioco.

F: Secondo me il Napoli ha sopratutto una rosa corta, a maggior ragione ora che si è fatto male Milik, a parte gli 11 “titolarissimi” ruotano solo Chiriches, Diawara e Zielinski, gli altri restano sempre a guardare. Un giocatore come Ounas non viene visto per niente dall’allenatore, che potrebbe anche dargli un’occasione ogni tanto, per metterlo alla prova. Anche l’arrivo di Inglese, se verrà anticipato, non penso possa dare un contributo fattivo nelle partite che contano. Per fare un esempio, Di Francesco, che pure passa per essere un allenatore altrettanto dogmatico, non si è fatto problemi a sperimentare molto nei primi mesi da allenatore della Roma, dando spazio anche ai giocatori più giovani come Cengiz Ünder.

E: Ma si può dire che il campionato italiano si stia livellando sempre più verso il basso? Ci sono le squadre davanti che sembrano fare un campionato a parte, due-tre avversarie insidiose e poi il nulla.

F: Sì, ci sono troppe squadre che meriterebbero di retrocedere per soli tre posti. Secondo me è una tendenza preoccupante, le medio-piccole peggiorano di anno in anno consapevoli che c’è sempre chi sarà messo peggio.

E: Raramente ho visto una squadra così messa male come il Verona. Ma non perché sia la più scarsa, perché ci sono rose peggiori come valori assoluti, ma proprio come costruzione della rosa. Non ha molto senso.

F: Ragazzi, ma quanto è forte Dybala?

E: Dybala a mio avviso ha un solo “grande” difetto in questo momento: gioca con un piede solo. Non è possibile che un giocatore di quel livello non sia capace di usare il destro, è un limite enorme, quando ha palla sul piede debole si gira sempre per portarla sul sinistro; così rischia di minare la sua imprevedibilità. Ogni tanto dovrebbe provare a usarlo, anche perché non penso sia così pessimo. Si tratta solo di una questione mentale.

M: Il Dybala che stiamo vedendo quest’anno è un fuoriclasse assoluto, di quelli che non si vedevano da tempo. Sa fare tutto, e in più fa tantissimi gol, anche perché a differenza della scorsa stagione è in condizione di fare quello che vuole, mentre prima era più al servizio di Higuain. Adesso abbiamo la mega-evoluzione di Dybala e, sebbene il paragone con Messi faccia sorridere qualcuno, io non dico che sia inevitabile, ma ha di certo più di qualche fondamento.

E: Un giocatore come Dybala è rimasto, indubbiamente, scottato dalla prestazione in finale di Champions League, e anche dalle opinioni dello scorso anno, sulla sua scarsa vena realizzativa. Quest’anno è partito con una rabbia dentro incredibile. Ha uno sguardo diverso quando gioca. Sa che è chiamato ad una stagione da almeno venti gol.

M: Ne farà anche di più, considerando che è già a dodici. La differenza sta nel suo ruolo, perché lo scorso anno veniva più spesso a prendersi palla a centrocampo. Lo fa anche ora, ma è un’altra storia. Per il livello della Serie A è diventato devastante.

E: Come valutate il lavoro di Spalletti fino a questo momento?

M: Voglio sottolineare che l’Inter di Spalletti non sarà come l’Inter di Mancini, intanto perché ritengo Spalletti il miglior allenatore della Serie A, dal punto di vista tattico e della personalità delle sue squadre. Non ha l’impegno delle coppe e la rosa è sicuramente buona, seppure non siano arrivati top player del calibro di Nainggolan e Di Maria. Per fare un confronto, vedo molto meglio l’Inter del Milan, e anche della Roma. È ancora presto per capire chi possa vincere il campionato tra Juventus e Napoli, ma a mio avviso l’Inter rientrerà tra le prime tre in classifica.

F: Secondo me l’Inter deve sistemare parecchie cose perché ha veramente una squadra con parecchie lacune, sia a livello di interpreti che a livello di gioco. Dalbert probabilmente avrà bisogno di tempo per ambientarsi, ma non vedo in lui le qualità di un terzino in grado di cambiare volto a una squadra. Lo stesso Borja Valero, che sicuramente ha alzato il livello del palleggio nerazzurro, non mi è sembrato particolarmente brillante, e la squadra fatica a creare occasioni da gol, affidandosi quasi esclusivamente alle intuizioni dei singoli.

E: Il problema a mio avviso è che, al di là dell’idea di gioco di Spalletti, che comunque si intravede, ci sono gli stessi difetti della squadra dello scorso anno. Sicuramente c’è un po’ più di fiducia in difesa, ma ad esempio ci sono problemi a creare gioco, a causa di quelle che sono le caratteristiche dei giocatori davanti. Candreva e Perisic calpestano continuamente la linea del fallo laterale e fanno fatica quando si accentrano. In compenso, quel vuoto in mezzo non è coperto da Icardi, che si abbassa poco a prendere la palla e quando lo fa spesso non riesca a far salire la squadra. In questo non è Higuain o Belotti. A tutto ciò va aggiunta la mancanza, in questo momento, di un trequartista (tanto caro al tecnico di Certaldo), capace di raccordare il gioco tra i reparti. C’è da lavorare, ma i risultati positivi aiutano.

Luciano Spalletti al momento della sua firma con l’Inter. (Fonte: calciomercato.com)

M: Tra le grandi, chi può essere un’altra contendente ai primi quattro posti? Vi convince la Lazio?

E: I biancocelesti, in questo momento, corrono davvero tanto. Ho il timore che ad un certo punto della stagione, vuoi anche per una rosa non profondissima, possano accusare fisicamente.

F: Secondo me, ammesso e non concesso che Immobile continui a segnare a questo ritmo, la Lazio dovrà operare una scelta a un certo punto della stagione. Se decidessero di dare un certo peso anche all’Europa League, difficilmente potranno competere in campionato fino in fondo. Diversamente, se scegliessero di concentrarsi esclusivamente sulla Serie A, potranno giocarsela per un posto in Champions League.

M: Anche secondo me accuserà la fatica, già in questo primo mese ha fatto vedere che è una squadra che subisce tanto, ma rimedia con la corsa e con alcune buone individualità come Luis Alberto, che finalmente sta ripetendo quanto di buono fatto in Spagna, se non di più. C’è da dire che è anche una formazione duttile, con la difesa a tre acquisisce maggiore solidità ma è meno spettacolare, in attesa di Nani e Felipe Anderson.

E: L’altra romana, invece?

M: Scegliendo Di Francesco per la panchina, sembra che si sia accontentata di vivere una stagione di transizione, non negativa, ma neanche scoppiettante. La partita con l’Inter è un chiaro esempio, nonostante sia stata una sconfitta sfortunata peserà nell’economia del campionato. La sfida con il Milan sarà un test importante, ma vedo i giallorossi sfavoriti in gran parte degli scontri diretti. Di certo, le vittorie con Verona, Benevento e Udinese hanno dato morale, ma le partite da cui trarre indicazioni importanti sono ben altre.

E: Io, onestamente, pensavo che Dzeko avrebbe fatto più fatica. Nainggolan, invece, con questo modo di giocare sembra molto sacrificato rispetto allo scorso anno.

M: Di Francesco ha avuto molto coraggio ad imporre le proprie idee, ma non so se il tempo e i risultati gli daranno ragione. Per i giocatori che ha, avrebbe dovuto continuare a giocare con il modulo dello scorso anno.

F: Sono d’accordo sul coraggio mostrato da Di Francesco finora, e dovrà essere coraggioso anche nelle scelte per i prossimi mesi. Ad esempio, col rientro di Emerson Palmieri, penso che debba essere lui il titolare sulla fascia sinistra, considerando le difficoltà fisiche di Kolarov a coprire la corsia per tutti i 90′. Un’alternativa potrebbe esser rappresentata dal passaggio alla difesa a tre, ottima lo scorso anno, con il serbo, Fazio e Manolas.

E: Manca, dopo l’addio di Salah, il quale non è stato sostituito, un po’ di imprevedibilità davanti. Quel giocatore capace di aprire con le sue giocate le maglie delle difese più chiuse.

F: Che ne pensate, invece, dell’esonero di Ancelotti?

M: Sicuramente prematuro, ma c’è poco da fare quando senatori del calibro di Robben, Ribery e Müller ti remano contro.

E: Funziona sempre così, purtroppo. Ricordo episodi analoghi in Italia con gli argentini dell’Inter. Se ti abbandonano gli elementi-guida dello spogliatoio è dura tenere la situazione in pugno.

M: Pronostico. Quale squadra può essere la sorpresa della Serie A? Io scelgo la Fiorentina, esageratamente bistrattata (in maniera, tra l’altro, davvero poco divertente) a causa delle cessioni illustri: Ha acquistato diversi giocatori interessanti, qualche scommessa, ma anche certezze. Per esempio Pezzella, un centrale più che valido e molto adatto al nostro campionato. Benassi, se messo in condizione, può finalmente dimostrare il suo valore, intravisto a Torino, così come Veretout, che ha pagato lo scotto della Premier League quando non era ancora pronto. Thereau si è già dimostrato utile, con la sua esperienza e personalità. Tutto in funzione del talento di Chiesa, nell’anno della sua consacrazione, e Simeone, che sebbene sia partito con qualche difficoltà, potrà fare molti gol, perché ha caratteristiche interessanti e poco comuni agli attaccanti moderni.

F: Il Bologna può fare molto bene, è una squadra ben allenata e finalmente quest’anno Donadoni ha mostrato di poter spaziare tra diversi moduli, adattando la formazione alle esigenze della singola partita. Verdi e Di Francesco sono esterni offensivi molto interessanti, e anche a centrocampo, potendo alternare giocatori con caratteristiche differenti, c’è discreta abbondanza.

E: Nonostante la tremenda battuta d’arresto ad Udine, dico la Sampdoria. Ha un allenatore strepitoso dal punto di vista tattico. Tutti dovrebbero imparare dalla fase difensiva di Giampaolo. Offensivamente, magari, non è così forte la sua mano, ma è una squadra che sta bene in campo, ha una bella rosa, mi piace il mercato che ha fatto; è molto equilibrata, ci sono giocatori di quantità e qualità a centrocampo, come Torreira che è molto forte. L’unico dubbio è quello sugli obiettivi prefissati: se vuole puntare veramente all’Europa, può dire la sua. La squadra c’è, e Marassi è sempre uno degli stadi più difficili d’Italia. Ripeto, c’è solo da capire quali saranno, specie ad un certo punto della stagione, le sue reali ambizioni. Secondo me, sono anche più forti dell’Atalanta, possono giocare alla pari con tante squadre.

M: Chiudiamo con la nazionale, in queste settimane ci aspettiamo, per ovvi motivi, due necessarie vittorie con Macedonia e Albania.

F: Mi aspetto due vittorie e dei passi avanti sul piano del gioco, anche se non ho ben chiaro in quale direzione voglia condurre questa nazionale Ventura. La scelta più ragionevole, probabilmente, sarebbe quella di un 4-3-3 che possa offrire più dinamismo al centrocampo e maggior chiarezza in avanti, dove nelle ultime uscite Belotti e Immobile non sono sembrati molto affiatati.

E: La scelta del modulo con la Spagna ha avuto poco senso. Non si è trattato di coraggio, come in molti hanno detto, ma è stata semplicemente avventatezza. Posso essere d’accordo con Ventura quando dice che c’è bisogno di tempo per inculcare certi concetti e che, magari, con un mese di tempo per preparare una competizione come il mondiale può trovare la quadratura del cerchio, come fu per Conte. Ma il problema è che la qualificazione va ancora conquistata e di tempo ce n’è poco. Per questo non capisco perché dobbiamo giocare con un modulo e con un’impostazione alla quale pochi giocatori sono pronti. Insigne non può fare l’esterno di centrocampo e Verratti e De Rossi non possono giocare in coppia in un centrocampo a due. Capisco la volontà di costruire, ma non bisogna prendersi rischi eccessivi in questo momento. Bisogna valorizzare il materiale che si ha a disposizione.

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