Storie dal Sud America: Sebastian Driussi

A nove anni, quando il River Plate suona al campanello di casa Driussi con una proposta indecente, Sebastian non si sapeva allacciare le scarpe. Quarantamila dollari furono offerti a suo padre quando aprì la porta e una serie di premi se avesse raggiunto gli obiettivi fissati.

Sebastian inizia così la sua vita da predestinato, nel club di cui è tifoso. Si fa tutta la trafila nelle categorie inferiori dei Millonarios, raggiungendo la nazionale da giovanissimo. Gioca sia con la Sub-15 che con la Sub-17 e vince il mondiale per club sub-17, segnando contro l’Atletico Madrid il gol decisivo dal dischetto e consacrandosi capocannoniere del torneo.

A quel tempo indossava la diez: lui, nel settore giovanile del River Plate, veniva visto sempre come enganche, ossia colui che gioca dietro le punte e che fa da raccordo con il centrocampo. Insomma, il classico trequartista che salta l’uomo e fa la giocata che incanta il pubblico. Ma una volta chiamato in prima squadra il suo ruolo cambia. Ad appena 17 anni, all’esordio in Primera Division contro l’Argentinos Juniors, Ramon Diaz lo schiera come spalla di Teo Gutierrez.

A Sebastian tutto ciò non importa: in poco tempo ha esaudito il sogno che ogni bambino spera di realizzare. Nel semestre successivo il suo River vince il campionato argentino, ma lui non c’è. El Pelado non se la sente di puntare su di lui in quel torneo, ma riesce comunque a siglare un gol importante con la “Primavera” del River nel SuperClasico contro il Boca.

Poi arriva Marcelo Gallardo: lo dirotta sulla fascia sinistra. Sebastian però, che è un predestinato, sa che la sua occasione di giocare come punta, ruolo che più gli piace, prima o poi arriverà. Nel frattempo il suo curriculum continuava ad arricchirsi: Sudamericana, Libertadores e Recopa Sudamericana. Segna tanto. Si, il Muñeco ha deciso. Attaccante in coppia con il Pipa Alario.

Questa stagione inizia bene: segna alla prima giornata contro il Banfield e poi continua a ripetersi. Il testa a testa con Benedetto nella classifica dei cannonieri è un’autentica lotta a distanza e arrivano con lo stesso numero di reti prima del SuperClasico. Al 91′ della sfida giocata nella notte italiana appena trascorsa, Nacho Fernandez intercetta un passaggio di Gago e lancia Sebastian verso la porta. In quel momento passa tutta una vita davanti agli occhi: la Doce di fronte, il portiere che si avvicina e i metri che ti separano da lui lentamente finiscono.

Ma Sebastian è un predestinato. Tira e segna. A 21 anni sigilla il SuperClasico Boca-River, terminato 1-3, e vola, così, in testa alla classifica dei cannonieri con 15 reti.

Foto immagine apertura: http://www.infobae.com

Lorenzo D' Aloia

Passione per lo sport nata all'età di tre anni, quando in braccio alla nonna guardavo il giro d'Italia, maturata negli anni, scoprendo la passione per calcio, basket e motori. Innamorato di quelle curve calde, colorate e passionali come quelle sudamericane.

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