Storie dal Sud America: Ricardo Centurion

È un calciatore eccellente. Nell’uno contro uno è terribile” [Valentin Viola, attaccante Independiente Medellin].

Non ha paura. È molto abile e ha tanta personalità” [Juan Barbas, ex calciatore del Lecce ed ex allenatore giovanile del Racing Club].

Questa non è la solita storia di un un ragazzo dalle umili origini che sfugge dalle difficoltà della quotidianità grazie al calcio. No, non è andata cosi perché Ricardo Centurion, anche se si è salvato, certe abitudini non le ha mai abbandonate. È storia di poche settimane fa la pesante accusa della sua ex ragazza che lo ha denunciato per violenza e abusi sessuali.

Un genio tremendo del futbol argentino, un talento inestimabile incatenato e costretto a scontrarsi con la sregolatezza di un carattere condizionato da ciò che gli occhi sono stati costretti a vedere per una vita intera. Ricky del suo passato non ne ha mai parlato. È cresciuto tra Sarandí e Villa Lujan, due quartieri di Avellaneda molto vicini tra loro e poco conosciuti per la vita tranquilla.

Di lui si sa che quando era bambino giocava a calcio circa 14 ore al giorno e che una volta si è rotto anche la testa cadendo sul pallone, mettendosi tre punti. Di lui si sa che ha perso suo padre quando era molto piccolo e sua madre Beatriz ha lavorato per mantenere lui e le sue due sorelle. Di lui si sa che ha una nonna che lo portava ad una colonia estiva, il Club Sud America di Avellenada,  dove è cresciuto calcisticamente.

A dieci anni, su suggerimento di nonna Yaya, Ricky provò ad entrare nel Racing Club e ci riuscì. Il suo provino, in cui segnò tre reti, fu un successo e la sua scalata nell’Academia avanzò rapidamente. Durante questo periodo non si hanno chiare informazioni di quello che faceva fuori dal campo, ma c’è una sua foto, di quando aveva 16 anni, che lascia basiti e che per certi versi spaventa: nello scatto c’è lui in posa con una pistola. “Era uno scherzo di San Nicola, sono cose che a 16 anni si fanno“, cosi provò a giustificarsi quando divenne tutto pubblico.

Fonte foto: http://www.taringa.net/

Però, a 19 anni, quando era già nel giro della prima squadra del Racing Club un suo ex compagno delle giovanili, Brian Risso Patron venne arrestato e condannato a 11 anni per omicidio e in una sua intervista dal carcere ha chiesto al suo amico Ricardo di allontanarsi dal quartiere delle sue origini e di portare via la sua famiglia.

Tra le sue mille ombre fuori dal campo ci sono quelle recenti: un incidente automobilistico in cui guidava ubriaco e una festa a Buenos Aires che gli è costata un volo. Un volo per San Paolo: sarebbe dovuto tornare in Brasile dopo la licenza concessa dal club paulista. Tornò solo il giorno successivo a quello prestabilito e quel ritardo causò la rottura con la dirigenza e successivamente il ritorno in Argentina con la camiseta del Boca Juniors. E poi ci sono state le tante liti durante gli allenamenti, l’indisciplina con gli avversari e infine la brutta con l’ex ragazza.

Ma in campo è tutta un’altra storia. Le ombre rimangono, ma a lato del palcoscenico che è irradiato dalla brillantezza dei suoi piedi. È un talento puro e vero, è un ragazzo nato per giocare a calcio. È geniale nelle sue giocate: piedi e testa sono coordinati come pistone e cinghia. Quando accarezza la palla sembra un cigno aggraziato che vola lontano dal suo stagno e sfiora le nuvole bianche di un cielo azzurro.

Ha esordito da giovanissimo, quando aveva 19 anni, nella gara di campionato (Inicial 2012) contro il Rafaela. Nel semestre successivo, alla seconda giornata nella sfida contro l’Argentinos Juniors, ha segnato la sua prima rete tra i professionisti. Il gol siglato nello stadio che porta il nome di Diego Armando Marandona a La Paternal è stata l’occasione giusta per sfornare il suo balletto che poi lo avrebbe reso celebre in Argentina. “Tirate un paso” è il titolo della canzone che Ricky ballava dopo i suoi gol, un brano di un giovanissimo gruppo di Cumbia argentina nato nel 2011 e che deve il suo successo specialmente a YouTube – il video della canzone si diffuse a macchia d’olio specialmente tra i teenager – e che si chiamava Los Wachiturros. La traduzione del nome della baby band è “I Bastardi Incapaci”. Il termine wacho in argentino significa gaucho, ovvero bastardo (in Ecuador è semplicemente il soprannome di Washington), mentre Turro è un termine che indica una persona della classe povera di Buenos Aires che alle latitudini si traduce con incapace. Il gruppo si sciolse un anno dopo a causa di uno scandalo sessuale che coinvolse un membro della band e la canzone con cui ebbero più successo fu accusata di plagio.

Centurion all’esordio. Fonte foto: http://www.taringa.net

Bailando Centurion guadagna la chiamata per il Sub 20, che finisce malissimo per lui e per l’Argentina: Ricky, in procinto a passare ad una squadra russa, è costretto a fare i conti con un infortunio che rinvierà di sei mesi la sua partenza verso il Vecchio Continente. Ad agosto del  2013 i suoi diritti vengono acquisiti dal Genoa. Nonostante la stagione altalenante un anno dopo i rossoblu sembravano sicuri di riscattarlo ma proprio sul più bello l’affare è saltato costringendo Centurion a tornare in patria.

Con Milito in squadra il Racing è tornato a vincere il campionato e Ricky in quel semestre ne è stato l’uomo chiave. Anche al San Paolo vive di luce e di ombre, anche se la sua classe è un dono di rara bellezza. Fuori dal campo Centurion non è la stessa cosa di come quando gioca a calcio. Le sue marachelle lo hanno fatto tornare in Argentina, dove ha vestito la maglia del Boca e ha vinto il campionato nell’ultima stagione.

Schelotto, il tecnico del Boca, lo avrebbe rivoluto nel suo plantel, ma il costo del cartellino (il San Paolo esigeva una somma troppo alta per le casse del club Xeneizes) e l’inaffidabilità caratteriale hanno costretto Angelici a vagliare altre opzioni di mercato e a lasciare la presa per Ricky che continuerà la sua carriera qui in Italia, ancora al Genoa.

Questa è una seconda opportunità troppo importante per uno dei maggiori talenti del calcio argentino. Solo Leo Messi gli è superiore per tecnica, ma con gli altri suo connazionali se la può giocare. Ricky Centurion genio e sregolatezza. La perfezione non esiste, ma se Ricky non avesse le ombre che non lo lasciano in pace, ne sarebbe l’emblema.

Lorenzo D' Aloia

Passione per lo sport nata all'età di tre anni, quando in braccio alla nonna guardavo il giro d'Italia, maturata negli anni, scoprendo la passione per calcio, basket e motori. Innamorato di quelle curve calde, colorate e passionali come quelle sudamericane.

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