Storie dal Sud America: Edwin Cardona

Mentre a Bogotá il conflitto tra Pablo Escobar, da poco fuggito dalla sua prigione dorata La Catedral, e suoi nemici si inaspriva, a Medellín, luogo in cui si nascondeva il ricercato numero di quell’epoca, nasceva il piccolo Edwin. Siamo nel 1992 e la Colombia viveva uno dei suoi periodi più difficili. La lotta al narcotrafficante più ricercato del momento aveva destabilizzato il paese e la povertà delle classi sociali meno benestanti aumentava a dismisura.

In questo contesto è cresciuto Edwin: in una famiglia umile e in una comuna difficile di Medellín, molto vicino al quartiere-città Envigado (cuore del cartello che ha reso famoso Pablo Escobar) e alle spalle dell’aeroporto Oyala Herrera. Non è stato per nulla semplice restare lontano dalle tante tentazioni della strada di una città estremamente complessa come il capoluogo della Antioquia, che ha vissuto momenti di enorme disagio a cavallo tra gli anni ottanta e novanta.

Eppure Edwin, nato l’8 dicembre, nel giorno dell’Immacolata Concezione, non è mai entrato nel giro, ne è rimasto sempre a debita distanza, grazie anche ad una famiglia che, nonostante la povertà, ha lavorato per mantenere quella piccola felicità che c’era tra le mura di casa. Andres Giovanni per mantenere sua moglie Paula e i suoi quattro figli ha cambiati diversi mestieri: ha davvero svolto qualsiasi mansione per assicurare del cibo alla propria famiglia, lavorando sia in un autolavaggio che come autista di taxi, sia come manovale che come venditore. Insomma, davvero Andres è stato un buon esempio per i propri figli, e la sua signora Paula non gli ha fatto mai pesare le difficoltà economiche.

Quando Edwin è diventato un po’ più grande si allontanava dalla sua comuna e trascorreva i suoi pomeriggi in un parco ad un isolato distanza da casa sua, sempre nel suo barrio (Belen Buenavista). Un giorno sua madre lo cercò invano e pensò che fosse stato rapito. Le sue ricerche terminarono quando lo sorprese in un altro parco mentre attendeva che gli arrivasse la palla. Edwin era un patito di pallone: dormiva con una maglia da calcio su un materasso senza doghe. Il suo unico desiderio era diventare calciatore ed entrare nella squadra del suo quartiere.

A 13 anni, durante un torneo, mentre giocava nel Campoamor, un piccolo club allocato dall’altra parte dell’aeroporto, Edwin fu notato da alcuni osservatori dell’Atletico Nacional. La sua squadra non aveva vinto neanche una partita in quel torneo, però Edwin segnò diversi gol e convinse gli osservatori che gli proposero di trasferirsi nel barrio Antioquia, un quartiere un po’ più centrale e un po’ più vicino ai campi d’allenamento. Prima che cambiasse quartiere il giovane tredicenne era costretto ad affrontare diversi chilometri, che li copriva con la sua bicicletta arancione. Per questo la signora Paula gli dava sempre 200 pesos colombiani: Edwin quando arrivava al campo d’allenamento dell’Atletico Nacional doveva chiamare sua madre da un telefono pubblico e avvertirla che fosse arrivato.

Durante il periodo in cui ha vissuto nel barrio Antioquia il giovane ragazzo riceveva i primi soldi, circa 35 mila pesos. Soldi che sono serviti anche per curare sua madre, vittima di un cancro alle ovaie che l’ha resa più vulnerabile. Nonostante le disavventure Edwin è riuscito ad arrivare in prima squadra e ad esordire con uno dei più grandi club del continente sudamericano nel 2009. Prima della sua consacrazione con il club che lo ha lanciato nel calcio che conta, Edwin è passato dal Santa Fé e dal Junior. Nel frattempo ha avuto due figlie con la sua compagna Carolina Castaño con cui si è sposato nel 2016. Dopo aver vinto il campionato nel 2014 e aver sfiorato la Sudamericana, perdendo la finale con il River Plate, ad inizio del 2015 si è trasferito in Messico. È entrato stabilmente nel giro della nazionale ed è uno dei calciatori colombiani più forti del momento.

Dopo due stagioni a Monterrey Edwin cambierà nuovamente casacca: il suo destino è quello del diez, era scritto già da quando era bambino e giocava nel parco ad un isolato da casa sua. E per passare l’esame da diez vero, in Sud America, è necessario giocare alla Bombonera, patria di Maradona e Riquelme. Questo è Edwin Cardona nuovo numero dieci del Boca Juniors.

Foto apertura: Goal.com

Lorenzo D' Aloia

Passione per lo sport nata all'età di tre anni, quando in braccio alla nonna guardavo il giro d'Italia, maturata negli anni, scoprendo la passione per calcio, basket e motori. Innamorato di quelle curve calde, colorate e passionali come quelle sudamericane.

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