La pazza solitudine dei numeri uno

Essere portiere. È questo il ruolo più controverso e al tempo stesso più complicato nel calcio. È il portiere l’ultima speranza per una squadra, l’ultimo fardello che con un suo gesto può decidere una partita o addirittura un campionato. Chi non ha mai provato questa sensazione non può minimamente capire cosa significa restare li, tra tre pali, il più delle volte lontano dal gioco. Il portiere è sacrificio ma è soprattutto emozione, paura, tensione. Quel lavoro sporco che nessuno vuole fare – perché nel calcio interessa fare gol e non subirlo – un ruolo che tutti guardano con superiorità, ma che tutti temono. Quando gli attaccanti si avvicinano alla porta avversaria, vedono davanti quel piccolo puntino con le braccia larghe che si avvicina sempre di più e che continua a muoversi. Quel puntino che progressivamente diventa sembra più grande e che – alle volte – infrange i sogni dei goleador. E i telecronisti, molto spesso, piuttosto che esaltare le grandi parate degli estremi difensori, puntano l’attenzione sugli errori degli attaccanti.

Il portiere è istinto, non sa cosa succederà l’azione dopo, può solo prevederlo. Se dovrà tuffarsi e come, se dovrà chiamare una copertura, una marcatura o un raddoppio. Urla indicazioni ai compagni, anche se il più delle volte senza essere ascoltato. Il portiere è e deve essere un leader. E si arrabbia sempre per un gol preso, anche se la colpa è sua. In Italia il ruolo del portiere è qualcosa di sacro. Siamo noi ad avere il numero 1 più forte di tutti i tempi, e anche nel corso della storia, i portieri italiani hanno sempre dimostrato di essere un gradino sopra. Ma gli estremi difensori non sono robot, sanno (purtroppo) commettere delle “papere.” Ma facciamo un passo indietro: perchè si chiamano proprio così?

Due sono le squadre con cui Buffon ha lasciato il segno in carriera: Gigi ha debuttato nel Parma, per poi diventare una bandiera della Juventus. (Fonte foto: raisport.rai.it)

Il termine riferito al calcio ha legami con lo spagnolo “páparo”, cioè “balordo”. Il primo portiere paperone della storia italiana, pare sia stato Vittorio Faroppa. Piemontese, classe 1887, nel 1912 viene convocato in Nazionale dall’allora commissario tecnico Umberto Meazza. Debutta al Filadelfia di Torino contro la Francia ma sbaglia quattro interventi. L’Italia perde 4-3. Non è un caso che poi Faroppa non vestirà più la maglia azzurra. Il c.t. Meazza, dirà: «Vittorio stava in porta con piedi larghi e goffi, sembrava una papera». Ma il termine entra nel linguaggio popolare diversi anni dopo, incluso in un dizionario di dialetto napoletano. Uno storico del calcio, Antonio Ghirelli, spiegherà: la papera è un animale che va facilmente in confusione di fronte ad azioni esterne. Come certi portieri sui tiri da lontano. E pure da vicino.

Nessuno ha dubbi. È Buffon il portiere più forte di tutti i tempi. Ma come in tutte le cose anche lui ha vissuti momenti complicati. Le papere, anche se scritte piccolo piccolo, fanno parte del suo dizionario. Contro il Chievo nel settembre 2001, commettè un errore sanguinoso: in uscita alta su un cross non riuscì a bloccare il pallone prima che Marazzina depositò in rete. O ad esempio contro l’Atalanta, qualche anno dopo, su un retropassaggio lento di Thuram non stoppò il pallone che varcò la linea inesorabilmente. Mentre più recentemente come si può non ricordare il gol di Bertolacci in Juve – Lecce nel primo anno di Conte sulla panchina bianconera?

Uno degli errori della straordinaria carriera di Buffon. Il portiere sbaglia il controllo del pallone con il piede destro, Bertolacci ne approfitta e pareggia il match. (Fonte foto: gqitalia.it)

Ma di papere dei portieri ce ne sono a bizzeffe. Luis Arconada che per inciso è stato uno dei migliori portieri della storia del calcio spagnolo, mito pluri-titolato con la Real Sociedad, commettè un errore capitale nella finale del campionato europeo. Platini decise di inventarsi una punizione maligna, bassa sotto la barriera ma il tuffo goffo del portiere spagnolo che spalancò la porta al trionfo casalingo dei bleus è più di una topica. E 14 anni dopo ecco che la maledizione di Arconda si abbattè su Andoni Zubizzarreta. L’ex capitano e anche direttore sportivo del Barcellona è stato uno dei portieri leggendari della storia del calcio spagnolo e non solo. Ma l’ultima delle 126 presenze di Andoni con la maglia della Spagna fu uno shock: ottavi di finale del Mondiale ’98, Nigeria sotto 2-1 e con poche idee per tentare la rimonta, fino a quando un goffo e fallimentare tentativo di parata di Zubizzareta trasforma in gol un innocuo cross di Lawal. Tornando in Italia, Padelli e Consigli sono accomunati dallo stesso “divertente errore”: il primo fece harakiri, lisciando il retropassaggio di Moretti nella partita giocata dai granata contro l’Empoli nel maggio 2015, che di fatto costò la caccia all’Europa alla squadra di Ventura. Mentre l’estremo difensore del Sassuolo lo copiò, con il piede destro, teoricamente il preferito proprio come quello mancino di Padelli, nella gara contro la Fiorentina del 17 aprile 2016.

Papera clamorosa di Zubizzareta contro la Nigeria su un cross innocuo di Lawal. (Fonte foto: marca.com)

Chiudiamo il cerchio citando le due papere più fresche. Quella di Donnarumma la scorsa domenica contro il Pescara e quella di Neto nel match di Coppa Italia contro il Napoli. Quella del portierone appena maggiorenne ha però un peso specifico importante perché poi il Milan riuscirà solo a pareggiare quella partita. Gigio ha già collezionato più di 50 presenze tra i professionisti, ha un talento incommensurabile e margini di miglioramento che possono farlo diventare il vero erede di Buffon. Come ampiamente mostrato attraverso gli esempi precedenti, è assolutamente fisiologico avere un calo e molte volte si commettono errori assurdi. Come ad esempio, per un portiere, avere troppa fiducia nella proprie capacità “con i piedi”. Chiedere a Neto per conferme che mercoledì, dopo un paio di parate fondamentali su Callejon prima e su Milik poi, decide di far rientrare in partita in Napoli stoppando – o almeno cercando di stoppare – una rimessa laterale di Alex Sandro. Risultato? Palla sotto la suola e Mertens che ne approfitta. La Juve perde la partita ma passa lo stesso in finale e lo sgomento stampato sulla faccia di Buffon dice tutto.

Calo di tensione per Neto che non controlla un pallone semplice. Mertens si fionda sulla sfera e insacca. (Fonte foto: corrieredellosport.it)

Per chi indossa i guantoni, giovani o esperti, meteore o campionissimi, la giornata-no è dietro l’angolo e, in quanto tale, potenzialmente devastante vista la storica “solitudine” del ruolo. Solo i grandi sanno rialzarsi e rispondere sul campo. Perché riuscire a dimenticare certi errori significa avere proprio tanto carattere. Questo è il ruolo del portiere, quello di chi nonostante il fango si butta a capofitto su ogni pallone, quello di chi preferisce parare rigori invece che segnarli e che stampato sulla schiena ha il numero 1. Il numero che solo un pazzo può scegliere.

Fonte foto in apertura: bola.net

Redazione

Giornale giovane e indipendente diretto da Andrea Motta. La nostra missione? Raccontare il meglio del calcio e di tutti gli altri sport con completezza e tempestività.

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