Appunti di Serie A: la legge di Dzeko, Milan senza idee e ancora Dybala da 10 e lode

Sesta giornata di Serie A ormai alle spalle per Juve, Napoli e Roma ed è già tempo di Champions League. Questo turno di campionato ci ha però offerto – come di consueto – una serie di spunti molto interessanti che tra poco approfondiremo con le dovute cautele e attenzioni, consapevoli che la stagione è ancora lunga e tortuosa.

Vorrei iniziare questo nuovo episodio parlando di Edin Dzeko, uno di quei giocatori indispensabili per una squadra. Il bosniaco è il tipico centravanti alto e forte, che passa tre quarti della gara nell’area avversaria e che punisce alla prima occasione disponibile. Prima stagione da dimenticare con 10 reti in 39 presenze, errori sotto porta abbastanza grossolani e prestazioni non all’altezza di un giocatore con una certa caratura europea. Poi l’esplosione, un anno fa, 39 centri in 51 gare e media gol che passa da 0,25 a 0,76. Oltre ai gol, Dzeko diventa finalmente idolo dei tifosi e punto di riferimento di una squadra che si posizionerà alle spalle della Juventus dopo aver battuto il Napoli al fotofinish. Questa stagione deve essere quella della consacrazione romana, e potremmo dire che il gigante Edin sia sulla strada giusta: a oggi l’attaccante bosniaco ha già segnato sei reti in cinque giornate di campionato disputate dai giallorossi (manca la gara rinviata con la Sampdoria), unico tra quelli intorno a lui nella classifica marcatori a non vantare nemmeno un rigore in tabellino. Rispetto a dodici mesi fa è a quota +2. Ampliando gli orizzonti, poi, non si può non rimarcare come lo stesso Dzeko abbia raggiunto le 22 marcature nelle ultime 22 partite giocate con la maglia giallorossa. Insomma, il colpo di mezza estate, Patrick Schick, se la può prendere comoda perché là davanti il posto è già bello che occupato e difficilmente verrà ceduto. Ciò che più impressiona è la semplicità con la quale Dzeko mette in difficoltà i difensori avversari. Di testa, destro o sinistro non fa differenza. Il pericolo numero uno per Juve e Napoli ha nome e cognome: occhi ben aperti quando passa Edin Dzeko.

Se invece si parla di Milan ecco che sicuramente verrà meno facile parlare di punti di riferimento. Le attenuanti e i periodi di prova sono quasi esauriti e la sconfitta rimediata ieri a Genova apre altri punti di domanda che accompagneranno Montella, società e tifosi almeno fino a giovedì quando a San Siro arriverà il Rijeka. Ieri contro la Samp la squadra non ha girato. Idee ridotte al minimo, poco dinamismo e atteggiamento difensivo da rivedere. Il 3-5-2 è stato osannato come modulo capace di dare alla squadra più garanzie, dove la centralità di Bonucci è stata messa davanti alle caratteristiche offensive di giocatori come Bonaventura, Suso e Calhanoglu. La verità è che lo spagnolo ex Liverpool non può giocare da mezza punta e che ha bisogno di spazio sulla fascia destra, che Bonaventura – seppur in leggero ritardo di condizione – non è utile in un modulo che prevede un centrocampo così folto e che Bonucci soffre terribilmente la presenza di compagni di reparto non all’altezza di quelli della Juventus. L’infortunio di Conti, uno di quei giocatori conformi al 3-5-2 come Kessie, Biglia e Rodríguez, ha complicato ulteriormente i piani di Montella che dovrà sicuramente fare qualcosa per evitare un fallimento che sarebbe epocale. A parte le questioni legate al modulo dovrebbero far riflettere alcuni dati perché è comunque un Milan incapace di reagire ai gol degli avversari. Infatti nelle due stagioni con Montella in panchina, i rossoneri sono riusciti a rimontare soltanto contro il Crotone qualche mese fa a San Siro quando fu Lapadula a regalare i tre punti. Perché le due sconfitte arrivate fin qui hanno lo stesso copione: i rossoneri vanno sotto, non reagiscono e le cose semmai si mettono peggio col passare dei minuti. Durante la scorsa stagione simile atteggiamento: Donnarumma & co. sono passati in svantaggio in 16 occasioni e solo in sei partite la rimonta si è fermata sul pareggio mentre nelle altre dieci i punti raccolti sono stati zero.

Leonardo Bonucci in azione nel match perso per 2-0 dal suo Milan in casa della Sampdoria.

Concludiamo dedicando qualche riga al vero protagonista di questo inizio di campionato: Paulo Dybala. L’ho già osannato qualche settimana fa ma segna ancora. Altra doppietta, questa volta nel derby contro il Torino. La prestazione offerta dall’argentino è stata superlativa, un collante ideale tra centrocampo e attacco, un mago con la palla al piede che smista gioco da destra a sinistra. La presenza di Mandzukic e l’espulsione di Baselli gli hanno consentito di alzare il proprio baricentro più volte e quest’anno come non mai, Dybala è un cecchino. Quando arriva nella zona calda fuori dall’aria calcia con una precisione e una potenza fuori dal comune. Non servono altri numeri, dati o statistiche. Godetevi la Joya e questa Serie A.

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