Il ritorno a casa di Wayne Rooney

Sul fatto che la scorsa stagione fosse l’ultima di Wayne Rooney con la maglia del Manchester United c’erano davvero pochi dubbi. L’attaccante inglese, infatti, si è trovato sin dall’inizio ai margini del progetto di José Mourinho, escluso dall’undici titolare del portoghese e chiamato in causa spesso e volentieri da subentrato e dal primo minuto spesso e volentieri nelle coppe, riuscendo a dare sempre un contributo fondamentale ai suoi compagni e a cambiare l’inerzia della gara con una semplice giocata o un gol decisivo.

Wayne Rooney ha avuto poco spazio sotto la guida di José Mourinho nella scorsa stagione, totalizzando 39 presenze, di cui molte da subentrato, e 8 reti tra campionato e coppe. (Fonte: theguardian.com)

Del resto, la classe non è acqua e chi ne è dotato non può perderla improvvisamente: una riduzione così drastica del suo minutaggio non avrà certamente fatto piacere a Wazza, che però da buon professionista qual è non ha aizzato polemiche, onde evitare tensioni inutili all’interno del gruppo e dello spogliatoio, rispettando la decisione dello Special One e facendosi trovare sempre pronto, scegliendo la via del silenzio rispettoso e significativo. Separazione inevitabile, dunque, ma non certo semplice per uno che ha vissuto ben tredici anni  con i Red Devils prima di salutarli.

Rooney con la maglia dell’Everton nell’agosto 2015, in occasione della gara in onore della bandiera dei Toffees e attualmente membro dello staff Duncan Ferguson

La tentazione di ritornare a quella che è in tutti i sensi la sua casa (sia dal punto di vista umano che da quello tecnico) è più che comprensibile, così come la possibilità di riabbracciare i suoi vecchi tifosi e scendere in campo con la consapevolezza di essere un autorevole leader e un fuoriclasse dal valore indiscutibile, seppur reduce da tante panchine e da un periodo tutt’altro che semplice, durante il quale in molti avevano temuto che Rooney avesse ormai imboccato la via di un lento ma inesorabile declino.

Wayne Rooney con l’ex bandiera dell’Everton Duncan Ferguson. (Fonte: irishmirror.ie)

Dopo essersi visto sottrarre la fascia da capitano della Nazionale dei Tre Leoni ed aver trovato sempre meno spazio nel suo Manchester United, il talentuoso attaccante inglese si è rimboccato le maniche ed ha dimostrato di avere ancora tanto da dare, sia in campo che fuori, a un mondo del calcio che ha bisogno di leader e figure del calibro di Rooney, un calciatore dotato di classe immensa e talento cristallino, nonché un professionista serio ed esemplare, in grado di anteporre senza troppi problemi gli interessi della squadra agli obiettivi individuali, il tutto con una serietà più unica che rara.

Wayne Rooney lascia il Manchester United dopo aver messo a referto 259 reti in 559 presenze, vincendo inoltre ben diciannove trofei dal 2004 al 2017. (Fonte: football365.com)

Dopo tredici anni di gioie e dolori, di successi e sconfitte, di sorprese e delusioni, le strade della Manchester a tinte rosse e di Wayne Rooney si separano, com’era piuttosto prevedibile visto l’andamento delle cose nei mesi recenti. I Red Devils lasciano dietro di sé l’ennesimo emblema del passato per continuare a proseguire il proprio percorso di crescita e tornare ai livelli che gli competono, senza avere la possibilità di fermarsi a pensare, mentre Wazza torna con la mente a quando era soltanto un ragazzino che incantava col pallone tra i piedi e che sognava di indossare la maglia della sua squadra del cuore.

Wayne Rooney aveva già indossato la maglia dell’Everton dal 2002 al 2004, totalizzando 17 reti in 77 presenze tra campionato e coppe, prima di passare al Manchester United di sir Alex Ferguson. (Fonte: umaxit.com)

La sua disarmante forza di volontà e consapevolezza nei propri mezzi ha permesso a Rooney di bruciare le tappe e scalare in poco tempo le vette più alte e ripide della scena calcistica britannica, debuttando in prima squadra con l’Everton a soli sedici anni e divenendo di lì a poco una delle colonne dei Toffees di David Moyes (poi ritrovato a Manchester nella sfortunata annata 2013-2014, culminata col suo esonero), facendosi apprezzare particolarmente per il suo killer istinct e la capacità di non dare punti di riferimento ai difensori avversari, risultando letale sia come finalizzatore che come rifinitore, stupendo inoltre tutti per una personalità fuori dal comune per un ragazzino di appena sedici anni che si affacciava sul palcoscenico calcistico inglese, europeo ed internazionale.

L’Everton riparte dal prodotto del suo vivaio: Wayne Rooney torna nella sua Liverpool per continuare a stupire, stavolta con il numero 10 sulla schiena. (Fonte: mirror.co.uk)

In due anni all’Everton totalizza 77 presenze e 17 reti tra campionato e coppe, attirando su di sé l’interesse di numerosi top club europei, ma alla fine a spuntarla è il Manchester United, che riesce a convincere l’Everton con un’offerta irrinunciabile, con ben 39 milioni di euro nelle casse della squadra del Merseyside. In quel di Manchester, Rooney contribuisce agli anni d’oro dei Red Devils con sir Alex Ferguson in panchina, è uno dei pochi a salvarsi durante le tormentate e difficili gestioni di David Moyes e Louis van Gaal e si sacrifica con lodevole professionalità sotto la guida di José Mourinho.

Nella stagione passata, Wayne Rooney ha superato sir Bobby Charlton in vetta alla classifica dei migliori marcatori della storia del Manchester United. (Fonte: skysports.com)

Nei tredici anni trascorsi a Manchester, Rooney ha compiuto il definitivo quanto necessario salto di qualità, passando dall’essere un promettente talento a livello nazionale/mondiale all’essere un campione di caratura internazionale e risultando spesso tra i protagonisti in occasione dei numerosi titoli messi in bacheca dai Red Devils, di cui quattro Coppe di Lega, sei Community Shield, una FA Cup, cinque Premier League, una Champions League, un Mondiale per club e una Europa League, per un totale di diciannove trofei. Con 253 reti messe a segno in 559 presenze, inoltre, Rooney è il miglior marcatore della storia dello United – superato quest’anno lo scozzese Bobby Charlton (249) – e il sesto giocatore più presente di sempre, dietro a Ryan Giggs (963), Bobby Charlton (758), Paul Scholes (719), Bill Foulkes (688) e Gary Neville (602).

Rooney sorride mentre firma il contratto con l’Everton, tornando a casa dopo tredici anni trascorsi al Manchester United. (Fonte: independent.co.uk)

Nemmeno il tempo di riflettere sull’addio del loro bomber principe Romelu Lukaku, passato proprio al Manchester United nei giorni scorsi, che i tifosi dell’Everton ricevono subito una bella notizia, l’ennesima di una sessione di mercato in cui, pur essendo ancora soltanto agli inizi, i Toffees hanno piazzato già numerosi colpi d’autore, tra cui Sandro Ramírez, Davy Klaassen, Michael Keane e Jordan Pickford. L’arrivo di Wayne Rooney rappresenta la ciliegina sulla torta per la squadra del Merseyside, essendo un calciatore tutt’altro che finito, come ha spesso e volentieri dimostrato lui stesso sul rettangolo di gioco. A quasi 32 anni (li compirà il prossimo 24 ottobre), Wazza ha scelto il momento giusto per tornare a casa: un secco no ai milioni cinesi, arabi e americani, un bel sì a un’avventura da vivere fino in fondo, in un contesto più che ideale per lui.

Fonte foto in apertura: news.sky.com

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da aprile 2017 - di basket NBA. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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