Riccardo Cucchi a VdS: ”In Serie A tutto definito, mi intriga la lotta per l’Europa. I tecnici italiani sono i migliori”

Riccardo Cucchi, storica voce di “Tutto il calcio minuto per minuto” che ha da poco appeso il microfono al chiodo, congedandosi dal mondo della radiocronaca in occasione di Inter-Empoli di domenica scorsa, è intervenuto ai microfoni di Voci di Sport per tirare le somme della sua gloriosa carriera e svelare qualche curioso aneddoto. Ecco le sue parole.

Com’è nata la sua passione per il mondo della radiocronaca?

“La mia storia d’amore con ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ inizia da lontano, quando ero bambino. La trasmissione è nata nel 1960 e io mi rinchiudevo nella stanza ad ascoltare le voci di quei meravigliosi narratori di calcio quali Ameri, Ciotti, Provenzali, Carosio, i grandi che hanno fatto la storia della radio, e sognavo di diventare come loro. All’epoca c’era una sola fonte di notizie sul calcio che era ‘Tutto il calcio’, che tra l’altro cominciava nel secondo tempo e dei primi tempi non si sapeva assolutamente nulla. Da allora non ho più abbandonato la radio e grazie a un concorso nel 1979 sono entrato in Rai e piano piano mi sono avvicinato alla trasmissione, quindi si tratta di un amore iniziato quando avevo otto anni”.

Tra le tante partite che lei ha commentato, qual è stata la più emozionante? E quale, invece, il giocatore che più di tutti ha ammirato?

“Ho avuto l’onore di dire ‘Campioni del mondo’, che è il sogno di tutti i giornalisti sportivi. Io quella notte di Berlino ero lì, l’Italia ci regalò quella magnifica emozione, battemmo la Francia con il rigore di Grosso e io potei gridare ‘Campioni del mondo’, così come prima di me fecero due grandi maestri quali Nicolò Carosio ed Enrico Ameri. Il calciatore più importante che abbia mai visto giocare dal vivo è Diego Armando Maradona. Credo che abbia incarnato il calciatore ideale, baciato dalla natura, che aveva delle doti così straordinariamente uniche e ti faceva innamorare anche solo per come correva per il campo. Non è mai stato magro, non era particolarmente slanciato, ma quando toccava la palla era un qualcosa di incredibile. Io non ho mai più visto nulla di quello che Maradona mi ha fatto vedere”.

Nell’era del digitale e delle pay-tv, riuscirà “Tutto il calcio minuto per minuto” a mantenere intatta la sua essenza?

“Finché esisterà la passione per il calcio, esisterà ‘Tutto il calcio minuto per minuto’. Lo striscione che i tifosi dell’Inter domenica hanno voluto generosamente dedicarmi, era rivolto a me e ovviamente sono grato a loro per questa testimonianza di affetto nei miei confronti, ma era anche rivolto alla radio, perché la radio è ancora la parte romantica del racconto del calcio e in un’epoca di televisioni, piattaforme digitali, internet, affari e business, la radio rappresenta l’elemento romantico, la passione autentica, quella raccontata senza filtri e di conseguenza finché esisterà questa passione per il calcio da parte degli appassionati, sono convinto che esisterà la radio, che per quanto sia vecchia è un mezzo molto moderno, perché anche noi utilizziamo le nuove tecnologie. La radio oggi si può ascoltare ovunque, non più soltanto attraverso l’apparecchio radiofonico che tanti anni fa campeggiava nei salotti delle abitazioni italiane, ma anche attraverso il computer, il telefono, in macchina e ti può seguire ovunque, quindi è molto moderna e duttile, si è adattata ai cambiamenti e sono convinto che vivrà a lungo”.

Auspica un futuro gioioso per la nostra Nazionale?

“Ci vuole un po’ di pazienza, perché per quanto possano essere bravi i commissari tecnici, è stato bravissimo Antonio Conte e sono convinto che farà molto bene anche Ventura, però il calcio ha bisogno anche di grandi campioni. Quella generazione di Berlino 2006 forse noi l’abbiamo sottovalutata, ma in quella squadra c’era gente veramente forte, non solo Buffon che lo è ancora oggi, ma anche Cannavaro, Nesta, Del Piero, cioè gente di grandissima qualità tecnica. Il problema del nostro calcio è che c’è una generazione all’orizzonte di ventenni, ma quello che è necessario per vincere è il talento, poi naturalmente c’è l’allenatore che crea il giusto mix tattico, ma se non hai talento, se non hai i piedi buoni, se non sei un calciatore bravo e di classe, è difficile che si riesca ad arrivare a traguardi importanti. Credo che qualcosa si stia muovendo, ci sono giovani importanti in Italia, speriamo naturalmente che il tempo aiuti a farli crescere e che si possa avere un’altra generazione di campioni come Totti, Baggio, Del Piero, come quelli che hanno giocato fino a poco tempo fa”.

I giochi in Serie A, sia per il titolo che per la retrocessione, le sembrano ormai definiti oppure ci si può aspettare qualche sorpresa?

“Temo che sia tutto definito per quanto riguarda la lotta per non retrocedere, ormai le tre squadre che sono in coda sono destinate a retrocedere, come credo che sia abbastanza chiuso il discorso Scudetto, a meno che la Juventus non impazzisca e cominci a perdere partite. Alle sue spalle ci sono due squadre molto forti e ben organizzate quali Napoli e Roma. Gli azzurri giocano il miglior calcio d’Italia, ma il vantaggio della Juventus è talmente largo che pare impossibile rimontarla. A meno che non ci sia una frenata clamorosa da parte dei bianconeri, mi sembra davvero improbabile che possano essere raggiunti. Molto interessante, invece, la lotta per i piazzamenti in Champions e in Europa League”.

Tra gli allenatori moderni chi la affascina maggiormente?

“Gli allenatori italiani sono i migliori del mondo, al di là dei vari Mourinho, Guardiola, che sono comunque grandissimi allenatori. Non dimentichiamoci che noi abbiamo esportato in Europa il nostro modo di leggere il calcio, siamo i più bravi tatticamente. Lo abbiamo visto col Bayern di Ancelotti ieri sera, con il Chelsea di Conte, con la favola meravigliosa di Ranieri, tanti allenatori importanti che stanno raccogliendo risultati eclatanti all’estero e sono a mio avviso i migliori allenatori in circolazione”.

Come si godrà la meritata pensione dopo tanti anni di grande carriera?

“Allora, innanzitutto da domenica prossima torno ad essere bambino, perché alle quindici accenderò la radio e ascolterò ‘Tutto il calcio minuto per minuto’, non più in mezzo ai miei colleghi ma a casa, questa è una cosa alla quale tengo molto. Per fortuna la vita è bella e offre tanto, ho vissuto una straordinaria esperienza personale, umana e professionale in Rai, ho lavorato con passione e ho realizzato un sogno. C’è un tempo per ogni cosa, adesso è il tempo ad esempio per scrivere: io amo scrivere e tornerò a farlo. Ascolterò la musica, sono un grande appassionato di musica classica ma soprattutto lirica e magari prenderò di nuovo in mano il mio vecchio violino che ho lasciato quando ero bambino. Inoltre credo che strimpellerò un po’ per casa, assordando mia moglie e il mio gatto Bobo che magari non gradiranno questa scelta”.

Che consiglio darebbe a chi approccia a questo mestiere e sogna di ricalcare le orme delle voci di “Tutto il calcio minuto per minuto”?

“Se sognate di essere radiocronisti, io vi darei soltanto tre indicazioni molto semplici e banali: raccontate dov’è la palla, perché collocare sul campo il pallone significa dire agli ascoltatori dove si svolge all’azione, quindi consentire a chi ci ascolta di vedere attraverso le nostre parole il terreno di gioco e il movimento sul campo. Bisogna poi avere grande rispetto del microfono: il microfono non va temuto, perché se ne hai paura incorri nel grande rischio della pausa, ma lo devi rispettare. Rispettarlo significa rispettare quelli che ti ascoltano, ed è molto importante. Infine, sempre sull’onda del rispetto: qualunque sia la vostra passione calcistica, ricordatevi sempre che parlate a tutti, a quelli che vincono e a quelli che perdono, quindi ogni gol e vittoria vanno celebrati allo stesso modo e in caso di una sconfitta non bisogna infierire, ma rispettare chi perde. Queste tre regole sono fondamentali”.

Fonte foto in apertura: itasportpress.it

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da febbraio 2017 - di golf. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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