Pochettino alla riscossa

Il Tottenham è ormai da anni una realtà consolidata del calcio inglese e non solo, capace di tenere il passo delle altre big d’oltremanica pur non tradendo la sua identità di squadra abituata a puntare sui giovani talenti prodotti in casa o pescati in giro per il mondo. Un club che conquista chiunque per il suo stile di gioco, la solidità difensiva della coppia belga Alderweireld-Vertonghen, le accelerate pazzesche di Rose, la classe da veterano del rookie Alli e la leadership del goleador Harry Kane. L’anno scorso gli Spurs hanno sfiorato la vittoria del titolo, mettendo in mostra le sue già citate doti, in primis un gruppo unito, coeso e compatto, plasmato nel migliore dei modi da un uomo che mastica calcio da circa trent’anni ed ha raggiunto – tra la carriera da calciatore e quella da allenatore – risultati più che dignitosi e soddisfacenti.
Il tecnico del Tottenham Mauricio Pochettino insieme al bomber degli Spurs Harry Kane, i due pilastri del club londinese tra campo e panchina. (Fonte: mirror.co.uk)
Perché alla base di una squadra di successo c’è sempre un coach in grado di tirare fuori il meglio dai suoi ragazzi e portarli in alto con umiltà, impegno e passione: Mauricio Pochettino rientra pienamente in questa categoria. È lui il vero segreto del Tottenham, di cui prese le redini nell’estate del 2014, dopo un’annata più che positiva alla guida del Southampton: ottavo posto e crescita esponenziale di calciatori promettenti del calibro di Clyne, Schneiderlin, Lovren, Chambers, Shaw e Wanyama. I sei hanno poi compiuto il meritato salto di qualità, accasandosi ad alcuni dei più importanti top club inglesi, frutto del gran lavoro di Pochettino per ciò che concerne la gestione dei giovani talenti. L’argentino è un allenatore con le idee chiare, un innovatore che ama la tradizione, un romantico del pallone che sa farsi rispettare e stimare dai suoi uomini, facendo sentire importante ognuno di loro e puntando sulle loro doti umane prima ancora che tecniche. Spesso oscurato all’ombra dei vari Guardiola, Ancelotti, Mourinho, Conte e via discorrendo, l’ex terzino dell’Argentina è tra i migliori allenatori al mondo, pur non avendo fin qui abbinato la vittoria di titoli prestigiosi alla sua grande abilità da mental coach.
Altra annata a secco di titoli per Pochettino, che si è dovuto arrendere al cospetto del Chelsea di Conte nella corsa alla Premier League. (Fonte: tottenhamhotspur.com)
Ed è forse proprio questo il suo grande limite, il tabù che gli impedisce di innalzarsi ad alti livelli e scalare la vetta dell’Olimpo dei maghi della panchina: a 45 anni da poco compiuti, tuttavia, Pochettino ha ancora tanto tempo davanti a sé per riuscire a riempire il suo palmarès fin qui immeritatamente vuoto. In una realtà calcistica sempre più in evoluzione, si tende spesso –  erroneamente – a utilizzare come indice di misura della bravura di un allenatore il numero dei trofei conquistati, tralasciando la capacità di gestire un gruppo, di farlo crescere e portarlo alla ribalta, il tutto in uno stile unico e inconfondibile. E, in questo senso, nessuno batte il buon Pochettino: elegante nel vestire, sì, ma anche nel porsi ai giornalisti in conferenza stampa, nel dare indicazioni ai suoi giocatori e nell’accettare una sconfitta. Di insoddisfazioni ne ha avute tante in quel di Londra, ma ha saputo fronteggiarle con un aplomb a tratti inedito nel calcio moderno, ambientandosi dunque alla grande in Inghilterra: mai una parola fuori posto, mai una critica a un collega, solo tanta umiltà, voglia di crescere e di imparare, una fiducia innata nei suoi mezzi e in un percorso che fin qui si è rivelato più insidioso del previsto.
Mauricio Pochettino siede sulla panchina del Tottenham dall’estate 2014. (Fonte: talksport.com)
Già, perché se è vero che il Tottenham non vince il titolo di Premier League addirittura dal 1960-1961, è pur vero che negli ultimi due anni ci è andato davvero vicinissimo. In entrambi i casi sono stati due italiani, Claudio Ranieri da un lato e Antonio Conte dall’altro, a rovinare i piani degli Spurs: nella scorsa stagione i londinesi si sono dovuti arrendere nella corsa al primato al cospetto del sorprendente Leicester di Ranieri, quest’anno ci hanno pensato i rivali del Chelsea a rendere vani i sogni di gloria della banda di Pochettino. Due sconfitte che bruciano, certo, ma che al contempo servono e serviranno a permettere al Tottenham di lavorare meglio sui propri limiti, in particolar modo caratteriali più che tecnici. Le cose non sono andate meglio sulla scena continentale, dove Champions ed Europa League hanno riservato un notevole carico di delusione e amarezza al gruppo londinese, ma anche in questo senso vale lo stesso discorso. Il Tottenham è una delle società meglio strutturate non soltanto in Inghilterra, ha una squadra più che valida e nei prossimi anni riuscirà a togliersi le tanto agognate soddisfazioni in campo nazionale.
Stretta di mano tra Dele Alli e Mauricio Pochettino. (Fonte: express.co.uk)
Molto dipenderà dal futuro dei campioni, su tutti le stelle inglesi Alli e Kane, ma in particolar modo da quello del vero top-player di questa squadra, che dalla panchina si è rivelato uno stratega di grandissimo livello. Inevitabile che su di lui ci sia il pressing di numerosi top club europei, su tutti il Barcellona, intenzionato ad affidare la guida tecnica ad un allenatore competente e ambizioso. Pochettino sarebbe l’uomo ideale per il Barça, avendo già dimostrato di avere la personalità adatta per lavorare in ambienti in cui le aspettative sono sempre alle stelle, ma il Tottenham non è molto intenzionato a lasciarlo andar via. E fa bene, perché sa che è lui il vero pilastro che regge in maniera impeccabile le fondamenta di una squadra che vuole scrollarsi al più presto di dosso l’etichetta di eterna seconda. Dovessero ripartire entrambi nella stessa direzione, la prossima sarebbe una stagione all’insegna della voglia di rivalsa degli Spurs e del suo giovane ma già esperto condottiero, ormai rodato e deciso a raccogliere i frutti del suo lavoro e della sua passione.
Fonte foto in apertura: telegraph.co.uk

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da aprile 2017 - di basket NBA. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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