Nibali-Trentin, un perfetto weekend sull’asse Messina-Borgo Valsugana

Per l’Italia del pedale non c’era modo migliore per mandare in archivio il 2017, una stagione per noi vissuta su piccoli acuti, barlumi di (future) belle speranze e soprattutto su un finale di assoluto rilievo che già lancia tutto il movimento nel 2018 con rinnovate e alte aspettative, frutto quest’ultime soprattutto degli ultimi due successi conquistati sabato e domenica da Vincenzo Nibali e Matteo Trentin.

Il primo, lo “Squalo dello Stretto” da Messina, è una presenza costante nei piani alti del ciclismo che conta, dove invece solo di recente, con nuova consapevolezza e crescente fiducia, si è affacciato anche il nativo di Borgo Valsugana, fortemente desideroso ora più che mai di contendere ai vari Sagan, Van Avermaet e Kwiatkowski i traguardi che contano.

Per farlo, dall’anno prossimo Trentin vestirà i panni di leader nell’australiana Orica abbandonando quindi dopo sei stagioni la Quick-Step, formazione belga in cui, fin dal suo primo anno nel professionismo, il quarto classificato agli ultimi Mondiali di Bergen ha militato crescendo di corsa in corsa, maturando importanti esperienze al fianco di campioni del calibro di Tom Boonen e vedendo progressivamente aumentare ruolo, peso e responsabilità in squadra.

Tutto questo fino al 2 agosto di quest’anno, da quando cioè Matteo (10 centri tra il 2013 al 2016) si è pure trasformato in un vincente di razza infilando 7 vittorie in 61 giorni, l’ultima delle quali ottenuta ieri nella Parigi-Tours, una corsa già vinta (con media record annessa) due anni orsono.

Con due superbe rasoiate, la prima per scremare il gruppo sulla Cote de Beau Soleil e la seconda su la Cote de l’Epan per involarsi verso il traguardo, Trentin ha fatto la differenza nel finale dove poi, coadiuvato dal compagno Terpstra, non ha avuto alcuna difficoltà ad imporsi allo sprint sul danese Kragh Andersen, l’unico in grado di resistere alle accelerate in salita del nostro portacolori.

Modo migliore per accommiatarsi da quei compagni che tanto gli hanno dato e che tanto lo hanno aiutato in queste annate non poteva esserci: Trentin emigrerà alla corte degli “aussie” dopo un’ultima corsa disputata con grande sicurezza, con la vittoria in testa, lo sguardo convinto e concentrato, sostenuto da una condizione atletica surreale e agendo da vero padrone della gara.

Qualità messe in mostra allo stesso modo, ventiquattro ore prima, da Vincenzo Nibali al Giro di Lombardia, anche in questo caso, come per Trentin e la Parigi-Tours, una gara già vinta in passato dal corridore siculo della Bahrain-Merida, team al primo anno nel World Tour che ha proprio il campione di Giro, Tour e Vuelta al centro del suo progetto e che per questo l’anno prossimo si rafforzerà ulteriormente con l’intenzione di supportarlo ancora meglio.

Era da un po’ che non si vedeva Nibali controllare così cinicamente la corsa, nonostante lungo il percorso che collegava Bergamo a Como tutti fossero contro di lui, lo marcassero e lo vedessero come il favorito principe della manifestazione. Sul Civiglio, vero spartiacque della corsa, ha lasciato che i suoi rivali inizialmente si ferissero a vicenda nel vano tentativo di evadere dal gruppo per poi, con fare autoritario e un selvaggio mulinare di gambe, prendere il comando delle operazioni a 16,8 km dall’arrivo e non mollare letteralmente più la testa della corsa fino all’arrivo trionfale sul lungolago del capoluogo lariano.

Una cronometro di poco meno di venti chilometri affrontata con fame, con la certezza di avere nelle gambe più forza e freschezza di tutti (sia Alaphilippe, secondo, che Moscon, terzo, che Pinot, l’unico che veramente ha provato a ostacolare l’italiano, avevano tutti corso la Milano-Torino due giorni prima): la tranquillità e la sicurezza di Vincenzo, visibili a tutti, si sono tradotte in una furia agonistica a cui nessuno ha saputo resistere ne giù dall’insidiosa discesa del Civiglio, ne lungo il tratto pianura verso il San Fermo della Battaglia ne lungo le rampe di quest’ultimo.

Risultato: secondo Lombardia conquistato per distacco e seconda classica monumento nel palmarès del siciliano, la cui carriera ora certifica e legittima sempre più lo status di campione a tutto tondo che lo accompagna, un campione che fa della fantasia, del sorriso, della disponibilità e della gioia per il suo mestiere i marchi di fabbrica della propria vita, su e giù dalle due ruote.

Spinti dalla sua brillantezza e dalla sua voglia di raggiungere obiettivi sempre più prestigiosi (leggasi Mondiale 2018 in Austria) insieme al definitivo desiderio di emergere e spiccare il volo di Trentin, i tifosi italiani guardano trepidanti e con grande curiosità al 2018, sperando che Vincenzo da Messina e Matteo da Borgo Valsugana (accompagnati, si spera, da altri numerosi nomi) non solo continuino ad alimentare ma diano anche ancor più vigore alla fiammella della passione per le due ruote che arde nella nostra penisola.

Fonte foto d’apertura: profilo twitter ufficiale NAMEDSPORT

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