Completamertens

L’8 ottobre 2016, allo Stadion Narodowy di Varsavia, andava in scena la sfida tra i padroni di casa della Polonia e la Danimarca, valevole per le qualificazioni ai Mondiali di Russia 2018. Quella sera, nel 3-2 rifilato da Lewandowski (autore di una tripletta) e compagni ai danesi, è cambiato il destino della stagione di Dries Mertens e, più in generale, del Napoli. Sul finire del primo tempo, infatti, Arkadiusz Milik, centravanti azzurro e della nazionale polacca, fino a quel momento protagonista di un grande avvio di stagione, era costretto ad abbandonare il rettangolo verde dopo uno scontro di gioco con Vestergaard, venendo sostituito dal doriano Linetty all’intervallo.

Al ritorno dalla pausa per le nazionali, per la gara interna con la Roma, il posto di Milik nel tridente era stato preso da Gabbiadini che, poco avvezzo ai movimenti richiesti da Sarri ai suoi centravanti, aveva deluso, finendo sul banco degli imputati dell’1-3 patito con i giallorossi, forse anche al di là delle sue colpe. Già tre giorni dopo, dunque, nella partita del girone di Champions League contro il Besiktas, al centro dell’attacco veniva schierato Mertens, che dopo mezz’ora andava a segno per il provvisorio 1-1 con una deviazione da vero rapace su cross teso di Callejon dalla destra.

 

Quella partita, per Gabbiadini (entrato e andato a segno nella ripresa) e per il belga, ha segnato il punto di svolta della stagione. Da allora l’ex PSV si è imposto come prima scelta per la maglia numero 9 nelle gerarchie di Sarri, costringendo il compagno di reparto ad accontentarsi delle briciole e, a gennaio, decidere di cambiare aria per ritrovare sé stesso al Southampton. Nelle 40 gare disputate finora, Mertens ha messo a segno 27 reti, eguagliando il suo record personale, risalente alla prima annata con il club di Eindhoven. Al di là del bottino personale, a impressionare è la capacità del classe 1987 di fare propri i movimenti da attaccante, per giocare non da falso 9, come i centossantanove centimetri d’altezza potrebbero far presumere, bensì da vero centravanti, capace di attaccare le difese alle spalle e sfoggiare grande freddezza al cospetto dei portieri avversari.

Ovviamente, questa evoluzione tattica è stata frutto di ripetizione infinita degli schemi di Sarri, ossessivo nella preparazione delle proprie squadre, ma è impressionante vedere come un giocatore fino a pochi mesi fa piuttosto monodimensionale, relegato sulla fascia sinistra per accentrarsi e calciare a giro con il piede destro, in maniera anche meccanica, abbia potuto assimilare rapidamente i nuovi dettami e diventare una delle principali bocche da fuoco del campionato.

Prendendo in esame una delle prime partite giocate in posizione centrale da Mertens, quella di Torino contro la Juventus del 29 ottobre, si può vedere come allora il belga fosse ancorato a un’interpretazione del ruolo da falso 9, che preferiva venire incontro e interagire con Insigne e Hamsik nello stretto piuttosto che dare profondità alla squadra. E non è un caso che, allo Juventus Stadium, il belga abbia dato vita a una delle partite meno brillanti della sua stagione, schiacciato dal peso che i centrali bianconeri poggiavano sulle sue spalle ogni volta che riceveva palla.

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Mertens marcato a vista da Bonucci nella sfida di Torino (Fonte foto: Tiscali Sport)

Col passare dei mesi, però, il set offensivo del numero 14 azzurro si è progressivamente ampliato, consentendo anche ai compagni di avere maggiore varietà di soluzioni. Un dato significativo di questa nuova veste di attaccante vero è da riscontrare nella composizione del centrocampo partenopeo: nei primi mesi della stagione, dopo l’infortunio di Milik, si erano visti spesso, al fianco dell’intoccabile Hamsik, Diawara e Zielinski, in grado di garantire rispettivamente un recupero del pallone particolarmente alto e grande capacità nel palleggio alle spalle del tridente. Viceversa, a partire dall’inizio del 2017, sono tornati a vestire più spesso la maglia da titolare quelli che erano i fedelissimi di Sarri un anno fa: Jorginho e Allan, regista davanti alla difesa e mezzala con caratteristiche invertite rispetto ai più giovani compagni e più adatte a giocare con un centravanti.

La miglior partita di Mertens da 9, ancor più di quella di fine dicembre in cui, con il Torino, ha messo a segno un poker di rara bellezza, è probabilmente quella dello scorso 4 marzo quando, sul campo della Roma, una sua doppietta ha rimesso in corsa il Napoli per il secondo posto. Per tutto il primo tempo il belga ha pressato la prima circolazione della difesa di Spalletti, non consentendo un’uscita pulita del pallone a Fazio, Manolas e De Rossi. Alla prima palla utile, poi, approfittando di un errore di lettura da parte di Fazio e Szczesny sul passaggio filtrante di Hamsik, Mertens si è trovato davanti al portiere in uscita, superandolo con un tocco sotto. Nella ripresa, poi, arrivava a chiudere sul secondo palo, in un gol da Icardi, sul cross teso dalla sinistra di Insigne, per il raddoppio del Napoli.

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Lo “scavetto” di Dries Mertens, che beffa Szczesny per il vantaggio del Napoli (Fonte foto: Image Sport)

Anche nelle situazioni di ricezione spalle alla porta, adesso, l’ex PSV si trova maggiormente a suo agio, utilizzando con grande efficacia il contromovimento per eludere la pressione del diretto marcatore e far perdere i riferimenti alla difesa avversaria, sgusciando in profondità o allargandosi per dettare il passaggio al compagno.

Forti di questa nuova completezza e dell’interesse di vari club, su tutti Inter e Manchester United, nonché di una centralità nel progetto mai avuta nelle tre stagioni precedenti Mertens e il suo procuratore si sono seduti al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto che lo lega al Napoli fino all’estate 2018 con il coltello dalla parte del manico. Dopo un tira e molla durato qualche mese, sembra adesso che la fumata bianca sia vicina, e che l’accordo possa trovarsi per un prolungamento di tre anni con ritocco dell’ingaggio in linea con i top player della squadra. Magari con la maglia numero 9 sulle spalle…

Francesco Nardi

Ventun anni, diplomato al liceo classico di Ascoli Piceno, studia giurisprudenza a Bologna. Parla inglese e spagnolo; prima di Voci di Sport, ha scritto per Vavel Italia.

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