La seconda giovinezza del Niño

Essere un predestinato può avere spesso e volentieri dei risvolti negativi, anche perché basta poco per finire nel polverone delle critiche ed essere considerato un autentico flop o un grande rimpianto. In questo senso, una delle più grandi promesse che nel momento della verità non è riuscito a sbocciare come in molti si aspettavano è Fernando Torres. Non che l’attaccante spagnolo non abbia scritto pagine importanti nella storia del calcio: semplicemente, nel momento cruciale della sua carriera è stato protagonista di una progressiva involuzione, deludendo le aspettative con le maglie di Chelsea e Milan. Il ritorno in patria, all’Atlético Madrid, gli sta restituendo ciò che ha vissuto soltanto in parte tra Londra e Milano e l’età che avanza non sembra rappresentare un problema per El Niño. Per comprendere meglio la storia del centravanti spagnolo, però, bisogna riavvolgere il nastro della sua carriera da calciatore e analizzarne minuziosamente i particolari più rilevanti.

Fernando Torres e Diego Simeone hanno giocato insieme all’Atlético Madrid dal 2003 al 2005: ora il Cholo è il suo allenatore tra le file dei colchoneros. (Fonte: Pagina Twitter Sporf)

Fernando Torres è una delle migliori promesse del calcio europeo nei primi anni 2000. Il ragazzo di Fuenlabrada debutta nel 2001 con la maglia dell’Atlético Madrid e batte innumerevoli record: diventa il più giovane debuttante e capitano della storia dei colchoneros, rispettivamente a 17 e 19 anni e risulta il miglior cannoniere della formazione madrilena per ben cinque stagioni di fila, dal 2003 al 2007. Nell’estate del 2007 passa al Liverpool: il grande salto ai Reds dovrebbe rappresentare soltanto l’inizio del decollo della carriera di Torres, ma in Inghilterra dopo un avvio più che promettente e tre anni e mezzo conditi da 81 reti in 142 presenze, le cose procedono in maniera diversa in quel di Londra. Nel gennaio 2011, infatti, viene ceduto al Chelsea di Carlo Ancelotti, sotto la cui guida segna una sola rete in 18 presenze e palesa evidenti difficoltà dal punto di vista della continuità di rendimento. I Blues lo tengono in rosa, decidendo di puntare ancora su un giocatore di caratura mondiale e pagato ben 50 milioni di sterline. Le cose non vanno poi così meglio l’anno successivo, con Torres che – tra Villas-Boas e Di Matteo – realizza 11 reti in 49 presenze, numeri impietosi per un cannoniere del suo calibro.

Fernando Torres nel gennaio 2011 insieme a Carlo Ancelotti dopo essersi trasferito dal Liverpool al Chelsea. (Fonte: goal.com)

Nello stesso anno, però, mette in bacheca la sua prima Champions League e si rende protagonista nell’incredibile cammino della formazione londinese nella competizione, servendo un pregevole assist per il gol decisivo di Kalou nell’andata degli ottavi vinta 1-0 in casa del Benfica e realizzando la rete del definitivo 2-2 al Camp Nou nella semifinale di ritorno contro il Barcellona, permettendo al Chelsea di staccare il pass per la finalissima di Monaco di Baviera, poi vinta ai rigori contro i padroni di casa del Bayern. Nella stagione successiva al posto di Di Matteo subentra Rafa Benítez, suo connazionale e grande estimatore ai tempi del Liverpool. Il tecnico spagnolo decide di puntare tutto su Torres, affidandogli le chiavi dell’attacco dopo la partenza dell’ivoriano Didier Drogba. El Niño è assoluto protagonista del successo in Europa League, andando a segno sei volte in nove occasioni, tra cui nella finale di Amsterdam vinta 2-1 contro il Benfica. Resta a Londra anche sotto la guida di Mourinho, ma dopo un solo anno con il portoghese viene ceduto in prestito biennale al Milan. In Italia non brilla, realizzando un solo gol in dieci presenze e salutando i rossoneri dopo sei mesi. A quasi 31 anni, Torres decide che è il momento di tornare ai tempi d’oro della sua carriera e riparte da dove era cominciato il suo viaggio, ossia dall’Atlético Madrid.

Torres festeggia il gol del vantaggio nel 2-0 dell’Atlético Madrid contro il Celta Vigo nell’ultima giornata dello scorso campionato. (Fonte: goal.com)

Davanti al numero 9 spagnolo nelle gerarchie di Simeone c’è il gioiello francese Antoine Griezmann, poi affiancato dal connazionale Kévin Gameiro, ma Torres trova comunque il modo di ritagliarsi il suo spazio grazie al suo impegno inesauribile e, soprattutto, a gol d’autore che ne evidenziano la classe. E sono reti sempre decisive e di pregevole fattura, in pieno stile TorresEl Niño torna a sentirsi a suo agio nella sua seconda casa, con i tifosi del Vicente Calderón che gli fanno sempre sentire il loro affetto. Lui li ripaga onorando sempre la maglia e dimostrando di dare importanza più ai risultati della squadra che al suo ruolino di marcia. Torres non è più il cannoniere di una volta, ma l’anno scorso è riuscito comunque a mettere a segno ben 11 reti in 30 presenze ed ha fatto vedere di non aver perso l’antico splendore. Ne è un’evidente dimostrazione la rete messa a segno lo scorso 12 febbraio nel match interno vinto 3-2 contro il Celta Vigo: con gli uomini di Simeone in svantaggio di un gol, Torres controlla alla grande un pallone in area di rigore e – spalle alla porta – inventa una rovesciata pazzesca che si insacca e lascia di sasso il portiere avversario Sergio Álvarez. Il numero 9 dei madrileni è poi andato a segno anche ieri, archiviando la pratica Bayer Leverkusen nell’andata degli ottavi di Champions con un colpo di testa da bomber di razza. Spesso e volentieri si tende a considerare un centravanti forte o meno in base al numero di gol realizzati, tralasciando fattori che contano molto di più.

Fernando Torres esulta nel match vinto 5-0 contro lo Sporting Gijón lo scorso 17 settembre, in cui ha messo a segno una doppietta. (Fonte: outdoorblog.it)

L’Atlético Madrid ha in rosa uno dei goleador più ambiti dell’intero panorama calcistico europeo, ossia Griezmann, e trova spesso la rete anche con gli inserimenti dei centrocampisti Saúl, Gaitán e Koke e degli esterni offensivi Ferreira Carrasco e Correa, senza dimenticare il difensore goleador Godín e il bomber Gameiro. Anche Torres ci mette del suo in termini realizzativi, ma svolge anche e soprattutto un lavoro indispensabile per i propri compagni, grazie alle sue enormi capacità di proteggere il pallone dall’attacco dei difensori e far salire la squadra, di effettuare utili e intelligenti sponde e di disorientare le retroguardie avversarie col suo senso di posizionamento. Insomma, El Niño è uno di quelli che si sacrifica per la squadra, che ama il gol (come ogni centravanti di mestiere, del resto), ma che non lo vive come un’ossessione, e che riesce sempre ad avere un peso rilevante nell’economia del gioco dei suoi colchoneros. Questo e tanto altro è Fernando Torres, un giocatore per certi versi incompiuto, per altri eterno, ma al tempo stesso spettacolare e unico.

Fonte foto in apertura: hindustantimes.com 

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da aprile 2017 - di basket NBA. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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