La maledizione di Wembley

LONDRA (Dal nostro inviato a Wembley) Un mostro da 85.512 posti che imbarazza il Tottenham. Gli uomini di Mauricio Pochettino steccano due gare su due nel tempio del calcio e complicano il proprio percorso in Champions League. Lontani dal catino bollente di White Heart Lane, gli Spurs non si riconoscono. E, dopo il Monaco, a fare bottino pieno, è il Bayer Leverkusen di Roger Schmidt che, ai punti, ha ampiamente meritato la vittoria.

La gara inizia con un Leverkusen ben disposto, con un 4-2-2-2 che chiude tutti gli spazi e limita il raggio d’azione ai padroni di casa, ancora privi di Harry Kane, fermo ai box. Son – ex di turno ieri sera -, che da un mese sostituisce la punta della nazionale inglese, dopo un buon inizio, gara dopo gara, ha dimostrato di perdere smalto. Del resto, il coreano ha caratteristiche da falso nueve, non da rapace d’area di rigore. Peccato che il gioco di Pochettino trova concretizzazione proprio su un pilastro al centro dell’attacco – ai tempi di Espanyol e Southampton la sua punta di diamante era Dani Osvaldo – che, oltre a mettere la palla in rete, fa a sportellate con gli avversari, pronto a fare spazio agli inserimenti dei vari Eriksen, Alli e Sissoko.

Il Tottenham, come nella gara d’esordio, parte in sordina. Quasi spaventato. I tedeschi, invece, scendono in campo senza timore reverenziale: contengono senza problemi gli affondi degli avversari e si rendono pericolosi sulle fasce con le scorribande di Chicharito Hernandez, Kevin Kampl e Benjamin Henrichs che, però non causano, troppi problemi. Il campanello d’allarme suona, però, sulla panchina di Pochettino, che decide di cambiare le carte in tavola in corso d’opera, inserendo Janssen per un Dembelé abulico dopo solo mezz’ora. Il numero nove si piazza in avanti, per dar manforte a Son, ma le cose non cambiano e, ad andare vicine al vantaggio, sono le aspirine: Walker scivola e regala un’occasione d’oro a Hernandez che, da posizione vantaggiosa, spedisce di poco a lato.

Si tratta solo del preludio di ciò che accade nella ripresa: gli Spurs, nonostante un inizio promettente, calano vertiginosamente fino a concedere il gol del vantaggio a Kevin Klamp, abile a trasformare in rete sottomisura (foto in apertura) sugli sviluppi dell’ennsima indecisione della retroguardia inglese. Da quel momento – traversa su punizione di Dier a parte – il Tottenham non riesce più a rialzarsi e Pochettino – uno dei tecnici più innovativi negli ultimi 3-4 anni – sembra aver perso le redini della sua squadra. Giovane, promettente, ma in grado di perdersi in un bicchiere d’acqua. Soprattutto quando si trova davanti agli 85.512 spettatori di Wembley.

Andrea Motta

Giornalista, vive tra Londra e Catania. Le sue passioni iniziano per S: sport, social media e lingua spagnola. Nel Regno Unito ha studiato giornalismo. In Italia ha scritto l'eBook: "Inviati di guerra. Storie e protagonisti del giornalismo in aree di crisi". Da agosto 2014 al timone di Voci di Sport.

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