Kyrie Irving: un fulmine a ciel sereno in casa Cavs

Il mercato NBA è iniziato da poche settimane ma ha già regalato tantissime emozioni fin qui, tra colpi inattesi, trade impensabili e indiscrezioni che hanno contribuito a rendere ancor più bollente l’estate del mondo del basket a stelle e strisce. In questo senso, l’ultima notizia a fare scalpore in ordine cronologico riguarda una decisione che ha del clamoroso, ossia quella di Kyrie Irving, che avrebbe scelto di lasciare i Cleveland Cavaliers. Una mazzata enorme per la franchigia dell’Ohio, l’ennesima di un’estate che – tra un mercato che fin qui ha regalato davvero poche emozioni e i rumours relativi a una possibile partenza di LeBron James (destinazione Los Angeles, ipotesi tuttavia fattibile soltanto l’anno prossimo, considerando che The King ha ancora un anno di contratto con i Cavs).

Kyrie Irving indossa la maglia dei Cleveland Cavaliers dal 2011, anno in cui la franchigia dell’Ohio lo selezionò con la prima scelta assoluta al Draft. (Fonte: slamonline.com)
Dalla trade che ha portato Jimmy Butler a Minnesota al passaggio di Chris Paul agli Houston Rockets, passando per i rinnovi dei veterani Ginóbili e Nowitzki, rispettivamente con i San Antonio Spurs e i Dallas Mavericks, il trasferimento di Paul George agli Oklahoma City Thunder, il rinnovo stratosferico di James Harden con i Rockets e la ricerca spasmodica di una nuova avventura di Derrick Rose (che ha poi firmato proprio con i Cleveland Cavaliers) – e si potrebbe continuare tranquillamente quasi all’infinito – spicca l’imprevedibile quanto inevitabile terremoto mediatico scatenato dalla decisione di Kyrie Irving, la cui partenza graverebbe e non poco sulle certezze dei Cleveland Cavaliers, che puntano gran parte delle loro fortune sul rendimento del talentuoso playmaker nato a Melbourne.
Soprannominato The Uncle Drew, Irving ha recitato un ruolo di primo piano nel trionfo dei Cleveland Cavaliers nel 2015-2016, trascinando i suoi al successo contro i Golden State Warriors insieme a LeBron James. (Fonte: basketinside.com)
In particolare, la sua mostruosa intesa con LeBron James – un asse che ha permesso ai Cavs di recitare un ruolo di primo piano sul palcoscenico cestistico degli USA – li ha portati a vincere il primo titolo della loro storia nel 2016, annientando con una rimonta a dir poco magistrale i sogni di gloria dei Golden State Warriors (vendicandosi dopo l’amara sconfitta subita un anno prima sempre nelle NBA Finals). Dopo il 3-1 nella serie per la franchigia californiana le speranze dei Cavaliers sembravano ridotte all’osso, ma grazie al carisma e alla leadership di LBJ e alla classe e al talento cristallino di Irving che la squadra dell’Ohio riuscì dapprima ad accorciare le distanze, poi a rimettere in equilibrio la situazione ed infine a ribaltare completamente, sovvertendo ogni pronostico e mettendo in bacheca un titolo a dir poco incredibile oltre che speciale per tutta una serie di motivi.
Un fulmine a ciel sereno in quel di Cleveland: Kyrie Irving ha chiesto alla società di essere ceduto, nonostante avesse ancora un contratto di almeno altri due anni. (Fonte: espn.com)
La prima volta di The King con la maglia della sua Cleveland, certo, ma anche l’ascesa di un giocatore sensazionale, uno dei migliori talenti approdati nella NBA negli ultimi anni. Sono proprio quelle sette partite, infatti, a dare una significativa svolta alla carriera di Kyrie Irving, anche se fino a quel momento il playmaker selezionato con la prima scelta assoluta al Draft 2011 si era già ritagliato un ruolo di prestigio in quel di Cleveland e nell’intera lega, tanto da aggiudicarsi il premio di Rookie of the Year nel 2011-2012 ed essere inserito per la prima volta nella squadra della Eastern Conference per l’All-Star Game l’anno successivo.
Oltre al danno la beffa per i Cleveland Cavaliers, che hanno deluso sul mercato e devono fronteggiare la richiesta di cessione di Kyrie Irving. (Fonte: nypost.com)
Nel 2014 figura nel quintetto base della selezione di Est per l’evento di febbraio e a fine gara viene premiato con il riconoscimento di MVP della manifestazione, avendo propiziato il successo per 163-155 della Eastern Conference in virtù di ben 31 punti e 14 rimbalzi. In estate Cleveland riaccoglie il suo re LeBron James e nel 2015 la squadra torna a disputare i playoff dopo quattro anni di assenza, non a caso proprio il periodo in cui LBJ si era accasato ai Miami Heat, conquistando due anelli. Con la coppia Irving-James i Cavs sembrano inarrestabili, ma sono costretti ad arrendersi ai sorprendenti e temibili Golden State Warriors, capaci di imporsi per 4-2 in rimonta dopo il 2-1 dei loro avversari, grazie soprattutto all’apporto dei vari Stephen Curry, Andre Iguodala (MVP delle finali con 16,3 punti, 5,8 rimbalzi e 4 assist di media a partita), Klay Thompson e Draymond Green, mentre ai Cavs non bastano le prove da extraterrestri di LeBron James (35,8 punti, 13,3 rimbalzi e 8,8 assist a partita) e Kyrie Irving (23 punti, 7 rimbalzi e 6 assist per gara).
La volontà di Irving di lasciare Cleveland per approdare altrove ha scosso la lega: numerose squadre, infatti, si stanno muovendo per convincere il talentuoso playmaker di Melbourne. (Fonte: basketballinsiders.com)
La sconfitta brucia, la delusione è alle stelle, ma al contempo i Cleveland Cavaliers tornano a respirare l’aria dei playoff e lo fanno alla grande, arrivando fino in fondo e contendendo a larghi tratti il titolo alla corazzata della Baia prima di capitolare. È il primo grande passo verso il ritorno dei Cavs tra le grandi della lega. L’anno successivo, infatti, è quello del già citato trionfo d’autore della franchigia dell’Ohio, che centra una vittoria dalle mille sfaccettature, ognuna delle quali pregna di significati di varia natura: in primo luogo si tratta del primo anello conquistato da Cleveland nel corso della sua più che quarantennale storia, inoltre è un successo speciale poiché a un certo punto il cammino dei Cavaliers sembrava essersi compromesso a tal punto da non poter più opporsi all’andamento spedito e volitivo dei Golden State, portatisi sul 3-1 in gara-4 a causa dei batoste inflitte ai loro avversari nelle prime due partite della serie, anche se un Irving da ben 26 punti in gara-1 . Il primo match della Quicken Loans Arena vede una netta imposizione dei padroni di casa, trascinati da un monumentale LeBron James da 32 punti e da un Irving efficace anche nella pregiata veste di rifinitore (8 assist per lui).
Kyrie Irving e LeBron James sono compagni di squadra ai Cleveland Cavaliers dal 2014: insieme hanno vinto un titolo NBA nel 2016. (Fonte: cleveland.com)
Insomma, Irving ha gettato le basi per il ritorno ad alti livelli dei Cleveland Cavaliers già prima del ritorno ad effetto di LeBron James, per poi formare con quest’ultimo una coppia a dir poco devastante sotto tutti i punti di vista. I due hanno dettato legge ad Est e non solo negli ultimi anni, risultando sin da subito più che complementari nel sistema di gioco dei Cavs e formando uno dei tandem più affascinanti ed efficaci dell’epoca moderna. Due fuoriclasse che si completano a vicenda, due storie simili, forse fin troppo: selezionati entrambi con la prima scelta al Draft con una discrepanza di otto anni, entrambi hanno vissuto da protagonisti l’anno del primo anello dei Cavaliers e ora Irving si appresta a lasciare di sasso i suoi tifosi proprio come fece LeBron sette anni fa.
LeBron James e Kyrie Irving ridono e scherzano insieme durante l’All-Star Game, di cui hanno preso parte fin qui rispettivamente a tredici e quattro edizioni. (Fonte: bleacherreport.com)
Se l’addio di The King fu dovuto alla voglia di vincere di LBJ, che scelse di accasarsi ai Miami Heat di Dwyane Wade e Chris Bosh (due dei tanti fuoriclasse chiamati al Draft del 2003), quello di Irving è invece legato alla presenza “ingombrante” dello stesso LeBron, la cui stella più che luminosa offusca quella altrettanto brillante del playmaker classe ’92, intenzionato a ripartire da una franchigia in cui possa essere il principale punto di riferimento e non la spalla di un campione del calibro di James. Una decisione piuttosto controversa quella di Irving, dato che innumerevoli giocatori tra i più forti della lega farebbero carte false per condividere il parquet con LeBron e lui stesso ne è stato un allievo perfetto negli ultimi anni, dimostrando grande feeling con il compagno numero 23.
LeBron James e Kyrie Irving nel match dello scorso Natale vinto per 109-108 dai Cleveland Cavaliers contro i Golden State Warriors alla Quicken Loans Arena. (Fonte: sports.yahoo.com)

The Uncle Drew ha ancora almeno altri due anni di contratto con i Cleveland Cavaliers, ragion per cui la franchigia dell’Ohio non ha alcuna necessità né soprattutto obbligo di scambiarlo con un’altra squadra. Trattenerlo controvoglia, però, potrebbe contribuire a peggiorare la situazione e magari a creare un malumore nello spogliatoio che influirebbe inevitabilmente anche sul cammino dei Cavs, i quali dunque non hanno scelta. Sulle sue tracce ci sono i San Antonio Spurs, i Minnesota Timberwolves (nell’affare rientrerebbe Wiggins), i New York Knicks (direzione Ohio per Carmelo Anthony), i Phoenix Suns, i Miami Heat e i Boston Celtics, che potrebbero offrire Isaiah Thomas, Jae Crowder e una delle prime scelte al Draft. In attesa di scoprire quale sarà la prossima sfida della sin qui scintillante carriera di Kyrie Irving, dubbi e interrogativi di vario genere aleggiano nella mente dei tifosi dei Cavaliers e degli appassionati di basket in generale, curiosi di saperne di più e di arrivare alla conclusione di quella che è senza dubbio la notizia bomba dell’estate targata NBA.

Fonte foto in apertura: nbapassion.com

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da aprile 2017 - di basket NBA. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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