José Mourinho: ogni maledetta domenica

Nel calcio spesso e volentieri a scrivere la storia sono i protagonisti di imprese leggendarie, coloro i quali riescono a riempire le proprie bacheche di numerosi trofei, lasciando inevitabilmente un’impronta indelebile nella storia di questo sport. Per farlo, però, non bastano il talento e l’impegno, ma sono necessari anche e soprattutto grinta, carisma e personalità da vendere. Lo sa bene José Mourinho, che nel corso della sua fin qui gloriosa carriera ha sempre saputo far combaciare le due cose alla perfezione, riuscendo non soltanto a portare a casa coppe su coppe e a scrivere una quantità industriale di record, ma anche a diventare una vera e propria icona della realtà calcistica contemporanea, in virtù dei suoi atteggiamenti, della sua capacità di uscire fuori dagli schemi con classe, eleganza e grande senso dell’umorismo.

La stagione del Manchester United di José Mourinho è cominciata alla grande, con quattro vittorie e un pareggio in cinque partite e il primato in classifica, a pari punti col Manchester City.

Le sue indiscutibili potenzialità da allenatore hanno sempre viaggiato a braccetto con la sua astuzia da volpe e la sua ars oratoria che farebbe impallidire persino Cicerone.  Lo Special One è un personaggio piuttosto atipico e insolito in un’era in cui le tecnologie moderne hanno preso il sopravvento anche nel mondo del calcio e, tra televisioni, giornali e social network, trovare qualcuno che non abbia paura di esprimere le proprie opinioni e dire la verità in ogni contesto è un’impresa piuttosto ardua. Il tecnico portoghese nel corso della sua carriera ha vinto innumerevoli trofei e raggiunto memorabili traguardi nelle sue varie avventure professionali: dagli inizi in Portogallo, con la conquista della Champions League alla guida del Porto, fino ai trionfi in terra inglese col Chelsea, al Triplete con l’Inter e alla breve ma tutto sommato positiva esperienza sulla panchina del Real Madrid, Mou non si è mai fatto mancare nulla nel corso della sua carriera.

Dopo aver vinto Community Shield, Capital One Cup ed Europa League al primo anno sulla panchina del Manchester United, José Mourinho punta a fare ancora meglio nella sua seconda stagione.

Dall’estate 2016 siede sulla panchina del Manchester United, con cui al primo anno ha vinto ben tre titoli – Community Shield, Capital One Cup ed Europa League – e quest’anno ha iniziato nel migliore dei modi la stagione, con un ruolino di marcia che parla piuttosto chiaro: quattro vittorie e un pareggio in cinque gare, con ben sedici reti messe a segno e soltanto due subite. Stessi numeri dei cugini rivali del Manchester City, guidati dal “nemico” Pep Guardiola. Con quest’ultimo, Mourinho vive da anni un’accesa rivalità, che raggiunse l’apice ai tempi in cui lo spagnolo era il tecnico del Barcellona e il portoghese quello del Real Madrid: dal 5-0 inflitto dal Barça alle merengues il 29 novembre 2010 al Camp Nou alla vittoria dei blancos in Coppa del Re nello stesso anno, il confronto tra due dei migliori tecnici d’Europa e del mondo ha regalato sfide destinate a rimanere nella storia di questo sport. E quest’anno i due sembrano i principali candidati alla vittoria del titolo inglese, con il Chelsea di Conte ostacolo numero uno ai loro piani, in quanto intenzionato a difendere la vittoria dello scorso anno: lo scontro oltremanica tra Pep e Mou per ora non vede favoriti, con entrambi a pari merito in testa alla classifica, anche per ciò che concerne i gol messi a segno e le reti subite.

José Mourinho è uno degli allenatori più amati e discussi dell’intero panorama calcistico mondiale.

Vincendo per 4-0 all’Old Trafford contro l’Everton domenica scorsa, il Manchester United ha ritrovato il successo dopo il 2-2 maturato sul campo dello Stoke City la settimana precedente: per Mourinho si è trattato dell’ennesima pagina di un romanzo infinito. Per il portoghese, infatti, la domenica è un giorno speciale, non come per chiunque bazzichi nel mondo del calcio, ma molto di più. Lo Special One può vantare primati e record di ogni genere in una carriera che gli ha regalato fin qui decisamente molte più gioie che delusioni, portandolo di diritto tra i migliori tecnici del mondo, tanto da vincere per ben quattro volte il riconoscimento di miglior allenatore dell’anno (2004, 2005, 2010 e 2012) e lasciando un ricordo indelebile nelle menti dei tifosi di tutte squadre che ha allenato, chi più chi meno. Tra i tanti record fatti registrare fin qui dal tecnico di Setúbal, uno su tutti riguarda una curiosa statistica che rende la domenica un giorno particolarmente lieto per lo Special One. Quest’ultimo, infatti, l’ultimo giorno della settimana, tra le mura amiche, non ha mai fallito in carriera.

José Mourinho ha messo in bacheca venticinque trofei in poco più di sedici anni di carriera.

Tra Benfica, União Leiria, Porto, Chelsea, Inter, Real Madrid e Manchester United, infatti, Mourinho ha giocato ben 205 partite casalinghe di domenica, totalizzando la bellezza di 181 vittorie e 24 pareggi, con zero sconfitte al passivo, di cui 27 vittorie e 2 pareggi in Portogallo, 15 vittorie e 6 pareggi con l’Inter, 22 vittorie e 12 pareggi tra Chelsea e Manchester United e 17 vittorie e 4 pareggi alla guida del Real Madrid. Dal pareggio maturato ad Old Trafford contro lo Swansea lo scorso 30 aprile, il portoghese ha giocato altre tre gare casalinghe di domenica con i suoi Red Devils, battendo nell’ordine Crystal Palace (2-0 il 21 maggio scorso), West Ham (4-0 lo scorso 13 agosto) e, appunto, Everton (4-0 nel recente turno di campionato), totalizzando tre successi con dieci reti messe a segno e zero subite. Stessi numeri con cui il Manchester United ha iniziato il cammino in Premier League quest’anno, per poi fermarsi al Britannia Stadium (dal 2016 denominato stadio Bet365 per motivi di sponsorizzazione) contro lo Stoke City, capace di inchiodare il club venti volte campione d’Inghilterra sul 2-2, e ripartire dal sontuoso poker rifilato all’Everton domenica scorsa.

Dietro l’atteggiamento da duro di José Mourinho si nasconde un grande cuore: lo Special One, infatti, è un vero sentimentale, uno di quelli che si lasciano trasportare dall’istinto e dalle emozioni. 

La domenica per Mourinho, dunque, non è un giorno come gli altri. Calcisticamente parlando si tratta di un giorno speciale per tutti gli appassionati e per coloro che lavorano nel mondo del calcio, in quanto strettamente riconducibile al giorno delle partite. Sin da quando il calcio è diventato uno sport popolare e diffuso in tutto il mondo, ogni domenica ha contribuito a rendere singolari le domeniche dei tifosi di tutto il mondo. L’ex allenatore argentino Bruno Pesaola – scomparso a Napoli il 29 maggio 2015 e che in Italia guidò, tra le altre, la Fiorentina, il Bologna e proprio il Napoli e da giocatore indossò le maglie di Roma, Novara, Napoli e Genoa – soprannominato petisso (ossia piccoletto, in virtù della sua esigua statura) in merito alla domenica disse: “Menomale che la domenica c’è la partita. Per me è come andare a messa”. Un altro dei tanti aforismi celebri relativi a una giornata così sacra e particolare è quello di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica”, in cui il pluripremiato attore statunitense interpreta il Tony D’Amato, coach degli Sharks, una squadra di football in crisi, e incita i suoi ragazzi con la frase: “Ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini”. E nel caso di Mourinho, la sconfitta la domenica è un’ipotesi alquanto utopistica.

Dennis Izzo

Aspirante giornalista sportivo, collabora per Voci di Sport da luglio 2014 e si occupa di calcio in generale (in particolare Serie A, Premier League e Nazionale italiana) e - da aprile 2017 - di basket NBA. L'obiettivo è quello di trasmettere nei pezzi la propria passione, per far sì che i lettori siano sempre informati esaurientemente e che sia stimolata la loro curiosità.

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