I Maradona mancati

Per anni l’Argentina ha cercato, invano, l’erede di Diego Armando Maradona. Sembrava che tutto il paese avesse quasi la necessità di aggrapparsi ad una figura cosi carismatica, con una personalità tale da trascinare nuovamente la Selección in vetta al mondo, come successe in Messico nel 1986 e in parte anche in Italia nel 1990 con il Mondiale perso in finale contro la Germania. Il ritiro del Pelusa ha aperto le porte alla nuova era, coincisa con l’inizio del nuovo millennio.

Prima di Leo Messi, che ha definitivamente sostituito Maradona, tutti i ragazzi che mostravano delle capacità superiori alla media dei coetanei di 17 anni, venivano accostati facilmente a Don Diego e puntualmente, dopo diversi anni, non reggevano mai il pesante paragone. Ne sono davvero tanti, i più famosi li ricordiamo tuttora: Saviola, Pisculichi, Aimar, Buonanotte, D’Alessandro, Montenegro, Montillo, il Pipi Romagnoli e tanti altri. Un elenco vastissimo che si è fermato solo quando è iniziata l’era di Leo.

Tutti hanno avuto carriere discrete. Alcuni hanno varcato l’Oceano Atlantico e sono approdati nel Vecchio Continente, altri sono rimasti in Sud America giocando con le squadre più prestigiose del continente, ma senza mai lasciare definitivamente il segno. Tra questi, però, solo uno si è distinto veramente e ha lasciato una breccia nel cuore degli argentini. Tra i tanti Maradona mancati solo Juan Roman Riquelme è riuscito a tracciare una via più imponente di Don Diego.

Dopo Maradona, infatti, Riquelme ha stregato i cuori della Bombonera e ha superato di gran lunga l’affetto che i tifosi xenezies avevano per il Pibe de Oro, diventando l’idolo numero uno della Doce e in Argentina è riconosciuto come ultimo vero dieci della generazione cresciuta nell’epoca di Maradona.

Gli altri, per un motivo o per un altro, non sono riusciti a seguire le orme di Riquelme e si sono un po’ persi. Tra questi, quello che somigliava di più a Maradona quando non era neanche maggiorenne era Diego Buonanotte che, in comune con l’ex numero dieci del Napoli, non aveva solo il nome ma anche l’altezza e il piede sinistro. El Nano però, che di qualità ne aveva tanta in quel periodo, nel dicembre del 2009 è stato vittima di un incidente stradale. Lui era alla guida e riuscì a salvarsi, ma i tre amici che erano con lui a bordo della vettura persero la vita. Quell’incidente gli costò molto caro, poiché da quel momento in poi fu accusato da molto di essere “un assassino” e, dal punto di vista mentale, non fu più lo stesso. Ha giocato anche in Spagna per un paio di stagioni, ma solo dal 2016 ha trovato un po’ di pace vestendo la maglia della U Catolica, club con cui ha vinto due campionati cileni e con cui gioca adesso.

Pablo Aimar era un altro di quei calciatori che dovevano cambiare il destino dell‘Albiceleste ma in nazionale non si è mai espresso ai livelli di come quando giocava con il Valencia o con il Benfica. Si è ritirato tornando al River nel 2015, squadra che lo ha lanciato nel calcio che conta vent’anni prima, con cui però non è riuscito a sdebitarsi poiché non ha giocato neanche una partita per problemi fisici.

Il Cabezon D’Alessandro è il capitano dell’Interncional di Porto Alegre. In Brasile ha trovato una seconda famiglia, ma con la maglia della nazionale ha sempre deluso. Destino meno amaro per Saviola che ha lasciato alle spalle la figura di Maradona e ha avuto modo di farsi conoscere anche in Europa, e non poco, per le sue strepitose qualità tecniche. Anche lui si è ritirato per problemi fisici, giocando pochissimo nella sua ultima esperienza con il River Plate.

Ha chiuso il cerchio Messi, che, come già detto, ha sostituito il suo nome con quello di Maradona, ma non ha cambiato nulla. L’Argentina, infatti, cerca già il suo nuovo Messi: Barco, Driussi, Gonzalo Martinez e tanti altri. E probabilmente sarà proprio per questo che strada facendo questi talenti si perderanno: reggere il confronto con uno dei calciatori più forti della storia del calcio è un fardello enorme e in pochissimi possono realmente reggerlo. Il peso di questa responsabilità schiaccerebbe chiunque, anche il migliore dei migliori.

Immagine apertura: telegraph.co.uk

Lorenzo D' Aloia

Passione per lo sport nata all'età di tre anni, quando in braccio alla nonna guardavo il giro d'Italia, maturata negli anni, scoprendo la passione per calcio, basket e motori. Innamorato di quelle curve calde, colorate e passionali come quelle sudamericane.

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