Gli eredi di Bielsa: il Muñeco Gallardo

Dalle parti di Nuñez è considerato un genio del futbol. Marcelo Gallardo, per tutti il Muñeco, è il tecnico del River Plate e ogni giorno che passa è amato sempre di più dai suoi tifosi. E pensare che nel 2014, nonostante avesse un certo credito tra i tifosi dei Millonarios, tutti avrebbero fatto carte false per avere un tecnico più esperto e non cosi giovane, che potesse continuare il percorso iniziato da Ramon Diaz. Indubbiamente la fortuna ha giocato un ruolo importante per l’avventura del tecnico classe ’76, poiché nei primi mesi, quando il suo River era avvolto da un involucro molto spesso e non mostrava grandi possibilità di crescita, è riuscito ad ottenere risultati importanti e a vincere perfino la Copa Sudamericana, sconfiggendo, in un doppio incontro, anche i rivali di sempre del Boca Juniors (in semifinale).

All’inizio della sua avventura con la squadra del presidente D’Onofrio il gioco latitava. Era un allenatore grezzo che basava il suo credo calcistico su l’attesa e sulla ripartenza. Il suo River non esaltava quando scendeva in campo, tanto che è stato sulla graticola per un po’ di tempo. Tutto si basava principalmente nel far giocare male gli avversari e colpire di rimessa. Ma come detto in precedenza la vittoria in Sudamericana ha disteso il clima e il suo progetto tattico è andato avanti, subendo alcune modifiche dettate del tempo.

La Libertadores vinta nel 2015, un’apoteosi per il club argentino che ha alzato la coppa più importante del Sud America dopo 19 anni d’astinenza, gli ha permesso di ricevere una fiducia incondizionata da parte di tutti (società e tifosi). Dopo quel trionfo e soprattutto dopo un anno di lavoro, ha iniziato a trasformare la sua idea di calcio. Con il passare delle settimane il River Plate non era più quel brutto anatroccolo, che di riffa o di raffa arrivava ai risultati. Il credo calcistico con cui scendeva in campo aveva subito delle modifiche.

Marcelo Gallardo, allenatore del River Plate

Per avvicinare la sua idea di gioco ad una concezione del calcio più moderna, rispetto a quella che utilizzava nei primi mesi, sono stati fondamentali gli innesti di alcuni calciatori. Il più importante nel sistema di gioco del Muñeco è stato quello di Nacho Fernandez, arrivato dal Gimnasia dove era impiegato principalmente come mezzala. Il fantasista mancino con il tempo ha trovato la sua collocazione nello scacchiere tattico di Gallardo arretrando sulla linea del mediano.

Il progetto tattico post Libertadores era un 4-5-1 in cui generalmente l’azione partiva dal basso, con un pressing meno asfissiante per gli avversari. L’azione, dunque, doveva partire dai difensori. I centrocampisti avevano il compito muoversi ad alta intensità per creare gli spazi e per muovere la sfera. La trasformazione naturale di questo modulo, complici i nuovi acquisti e le cessioni, è stato il 4-2-3-1, che in seguito è diventato 4-4-2. Il River ha trovato la massima espressione del suo gioco nel primo semestre del 2017, quando la mediana è stata occupata da due calciatori tecnici come Ponzio e Fernandez che dettavano i tempi delle giocate. In questo contesto hanno trovato il loro equilibrio Alario e Driussi, due attaccanti complementari. A sinistra, invece, il Pity Martinez completava il sistema di gioco con la sua proverbiale classe.

Insomma, il River Plate di Gallardo, dopo tre anni di lavoro aveva trovato il suo equilibrio. L’ultimo mercato invernale lo ha stravolto. Ma il Muñeco non è più quel tecnico grezzo che sedeva sulla panchina dei Millonarios a settembre del 2014. È maturato e ha un’identità ben precisa. Il suo calcio ormai si basa sul predominio territoriale: fraseggi corti per giocare in ampiezza e liberare gli spazi per attaccare la profondità.

Ci sono voluti un paio di mesi per capire le caratteristiche tecniche dei nuovi innesti e che modulo utilizzare per adattarli alla sua filosofia di calcio. L’ultima impresa in Libertadores contro il Wilstermann, un 8-0 che ha scioccato i boliviani, ha portato alla luce un modulo che ha fatto le fortune di Bielsa: il 3-3-1-3. All’italiana è traducibile con un 3-4-3, dove il trequartista è il vertice alto del rombo di centrocampo. Quel ruolo il Muñeco lo ha dato al calciatore che in un certo senso ha cambiato il suo River: parliamo di Nacho Fernandez che tra le linee avversarie è devastante come pochi. Con questo modulo la Banda gioca un gran calcio, ha un buonissimo equilibrio tra i reparti e i giocatori possono seguire le indicazioni del tecnico senza snaturarsi.

Marcelo Gallardo è diventato un tecnico di punta in Sud America. A breve metterà piede nel Vecchio Continente e potrebbe incantare anche questo lato del mondo con il suo calcio.

Lorenzo D' Aloia

Passione per lo sport nata all'età di tre anni, quando in braccio alla nonna guardavo il giro d'Italia, maturata negli anni, scoprendo la passione per calcio, basket e motori. Innamorato di quelle curve calde, colorate e passionali come quelle sudamericane.

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