Elogio in 5 folate di Tornado Tom

Da Tommeke a Tornado fino a Leggenda (delle due ruote) acclamata e universalmente riconosciuta. È così che domenica, giorno della 115esima Parigi-Roubaix, concluderà la sua lunga e onorata carriera Tom Boonen, figura che per anni e ancora di più oggi, a poche ore dal suo ritiro, in Belgio molti hanno santificato e letteralmente venerato, collocandone vita e miracoli (sportivi ovviamente) appena al di sotto delle opere del Santissimo.

In un paese in cui la bicicletta è (di poco) la seconda religione e il pedalare uno dei primi comandamenti, ciclicamente accade che uno dei tanti atleti impegnati su strada assuma a furor di popolo, per le proprie gesta e le proprie imprese, lo status di totem nonché più meritevole rappresentante del movimento nazionale, degno poi, successo dopo successo, di entrare nell’empireo belga delle due ruote.

Tom Boonen con indosso la maglia di campione nazionale belga da lui conquistata due volte, nel 2009 e nel 2012. (Fonte: www.fietsforum.be)

Questo è quello che è accaduto anche a Boonen, ma che lui fosse il destinatario di tutto ciò non era affatto scontato: più volte nell’arco della sua carriera problemi con la cocaina (poi risolti), gossip e guai fiscali hanno rischiato di minarne prima l’immagine e la credibilità di sportivo e poi anche quella di uomo ed esempio per i giovani.

Tom però è si è sempre rialzato, mettendosi alle spalle i bassi e riuscendo invece a far risaltare al meglio gli alti, le vittorie, lampi spesso abbaglianti di indicibile classe, tali da stordire e portare tifosi e addetti ai lavori ad ammirare solo il lato migliore di lui. A tutto questo poi ha contribuito l’eccezionale affabilità della persona in questione, sempre pronta a dispensare a chiunque un sorriso, un saluto, un autografo o a spendersi per una foto.

Ciò, insieme all’aurea di mito vivente costruita con le proprie vittorie, ha permesso a Boonen di aprire i cuori anche degli appassionati nati fuori dai confini della propria nazione, diventando insomma il campione della gente e vicino alla gente, impressione consolidatasi negli ultimi anni, quando eventi come la perdita di un figlio dovuta all’aborto spontaneo della compagna Lore e la caduta del 2015 all’Abu Dhabi (che gli ha procurato danni permanenti all’udito) hanno dato l’immagine di un leone ferito ma mai domo, sostenuto nel suo moto di reazione alle avversità da una fan base davvero globale che al desiderio di rivederlo in sella ha unito calore e supporto incondizionati.

Tornado Tom dopo la grave caduta all’Abu Dhabi Tour 2015. (Fonte: VeloNews.com)

Si è così arrivati, dopo la decisione di ritirarsi annunciata lo scorso anno e arrivata per “voglia di fare altro nella vita” e “stare più tempo con la famiglia (è padre di due gemelle, Valentine e Jac­que­line, ndr)”, agli ultimi mesi di carriera, finendo col passare inevitabilmente in rassegna quanto fatto da Tom dal primo anno intero da professionista (2002) fino ad oggi: ebbene in questo arco di tempo Tommeke ha vissuto un’esperienza davvero unica nel ciclismo che conta, contrassegnata da ben 115 successi in 16 stagioni, tutte concluse con almeno una vittoria a fine anno.

Un palmares tutto legato , a parte la classifica dei giovani del Circuito Franco-Belga del 2002, a Wilfried Peeters (direttore sportivo nato come lui a Mol), figura fondamentale per la propria crescita con cui dal 2003 ha condiviso gioie e dolori, e ai colori della Quick-Step, formazione che da inizio millennio ha conteso, a suon di primi posti, la supremazia e le preferenze dei tifosi in Belgio all’altro storico marchio Lotto: una scelta di cuore, ma non solo, che pure ha avuto un decisivo ruolo nel configurare Boonen come uomo-simbolo del ciclismo a tinte nero-giallo-rosse.

Boonen abbraccia Wilfried Peeters dopo una vittoria: i due sono inseparabili dal 2003, primo anno di Boonen alla Quick-Step. (Fonte: VeloNews.com)

Posizione quest’ultima che, nonostante comportasse una certa responsabilità vista la tradizione ciclistica del Paese del Re Filippo, si può dire che in più di un’occasione ha motivato e dato energie extra a Tom per cogliere importanti affermazioni, entrare ancor di più nel cuore dei tifosi e negli anni far passare in secondo piano, attraverso i propri trionfi, questioni di più delicata natura come l’assenza di governo fra il 2010 e il 2011 o le continue rivendicazioni indipendentiste di Vallonia e Fiandre.

Con il suo carattere, la sua personalità, la sua capacità di imparare dai propri errori e perseguire i propri obiettivi, Tom è passato ed è riuscito a condurre anche il popolo belga attraverso queste avversità, imponendosi così sempre più come figura centrale in patria e arrivando a ricevere oggi, con l’ultima corsa ormai prossima, da tutti i continenti commossi tributi e generose testimonianze di riconoscenza per quello che ha dato al mondo del ciclismo e non solo.

Questo tipo di affettuose e sentite manifestazioni si sono andate naturalmente moltiplicando nelle ultime gare a cui Tornado Tom (lasciando quasi sempre spazio ai suoi compagni) ha preso parte e troveranno certamente il proprio apice nel velodromo André Pétrieux dove si concluderà la Parigi-Roubaix 2017, luogo e corsa che più di altri hanno segnato la sua incredibile storia, e dove comunque vada taglierà l’ultima linea bianca del suo lungo viaggio su due ruote.

Boonen osannato dai suoi tifosi dentro il velodromo di Roubaix. (Fonte: A Life in Paris)

Un viaggio che lo ha visto protagonista di rovinose cadute ma in cui certamente ha raccolto e regalato anche grandi emozioni e diverse pagine di ciclismo da fitte al cuore e balzi sulla sedia, marchiando con il proprio cognome alcuni degli albi d’oro più importanti di questo sport dove per entrare, oltre al talento innato e alle qualità fisiche, bisogna avere anche testa, astuzia, passione e coraggio.

Tutte caratteristiche che Boonen, specialmente nelle gare da lui più sentite, ha dimostrato più volte di possedere e che lo potrebbero portare anche domenica a imporsi su uno dei traguardi più prestigiosi e suggestivi che ci siano. Se anche non ce la dovesse fare, lacrime e applausi di colleghi e spettatori faranno da cornice all’addio alle gare di un professore del nord e uno dei corridori più rappresentativi degli ultimi 15 anni, in cui col suo turbinio di gambe e incedere potente ma leggero Tornado Tom ha letteralmente spazzato via avversari e relativi sogni di gloria in più di un’occasione.

Tra i tanti memorabili momenti con cui il belga ha soffiato lontano polvere, dubbi e ostacoli aprendosi la strada verso la definitiva consacrazione a leggenda di questo sport, noi di seguito ne proponiamo cinque particolarmente significativi, in quello che vuole essere a tutti gli effetti un personale omaggio e un sentito modo per dire “Bedankt Tom”: grazie Tom.

1) Qatar terra promessa

Nell’arco della sua carriera, oltre a guadagnare notorietà, stima e favori degli appassionati in lungo e in largo per l’Europa, Tom ha esteso con successo la propria immagine di atleta di primissimo livello anche al di fuori dei confini continentali, trovando terreno particolarmente fertile in Medio Oriente, in Qatar per la precisione, nazione in cui, alla ricerca della migliore condizione per gli appuntamenti più nobili di primavera, il belga è riuscito a lasciare un segno discretamente profondo.

Sfruttando e affinando infatti la propria abilità nel saper muoversi con efficacia nelle correnti ventose (particolare tipico di quelle terre desertiche come della pianura belga), Boonen si è così trovato fin da subito particolarmente a proprio agio sulle strade percorse dal Tour of Qatar, corsa che si è aggiudicato quattro volte in undici partecipazioni e del quale detiene il record di vittorie di tappa (22, il secondo Mark Cavendish è a 9).

Tom Boonen con la maglia di leader al Tour of Qatar. (Fonte: VeloNews.com)

Numeri che testimoniano come la manifestazione in quell’angolo della Penisola Arabica sia stata qualcosa di più di un semplice viatico verso la stagione delle classiche per Tornado Tom il quale, se uniamo alla gara a tappe di inizio stagione anche il bronzo e il peso avuto nella gara iridata di Doha lo scorso anno, a maggior ragione meriterebbe il titolo di emiro ad honorem, un giusto premio per chi ha legato una corposa parte dei propri trofei in bacheca a quel territorio e che in quel territorio ha contribuito a una sensibilizzazione e a un avvicinamento (seppur sempre contenuto) della gente al mondo delle due ruote.

2) Ronde Van Vlandereen: la prima, la più bella

La prima volta non si scorda mai e nel caso del primo Fiandre di Boonen non è solo un semplice modo di dire. Dei tre successi di Tom alla Ronde quello del 2015, perché il primo ma soprattutto per il modo in cui è arrivato, è certamente il più bello e il più spettacolare: vincere il primo monumento in casa, davanti al pubblico amico e arrivando per giunta da solo (cosa che non gli riuscirà più) dà a quel trionfo un tocco di suggestione e poeticità davvero non replicabili.

È con un attacco in contropiede, un’azione improvvisata e rischiosa, che Tornado Tom spicca il volo a 9 chilometri dall’arrivo di Ninove, un traguardo sognato fin da piccolo che il belga conquista in mezzo all’incredulità e all’irrefrenabile gioia sua e dei tifosi dietro le transenne, ammirati dalla cattiveria e dalla decisione con cui il giovane di Mol si è sbarazzato dagli avversari ed è andato a far sua la corsa dei muri.

Boonen al Giro delle Fiandre 2005 impegnato nella scalata al Muro di Grammont, luogo simbolo della corsa. (Fonte: Pinterest)

Non si è fatto infatti impressionare dal momento e dai rivali con cui, ciottolo dopo ciottolo, è andato a spianare le asperità con pendenze in doppia cifra che la gara proponeva: Zabel, Petito, Ballan, Klier e Van Petegem vengono travolti dalla sua grinta, dal suo procedere potente e spavaldo grazie al quale sugli strappi lastricati pare il più brillante e nel tratto in pianura sorprende i compagni d’avventura lasciandoli lì senza alcuna possibilità di appello.

Boonen si affaccia così, con forza e rumore fragoroso, nell’élite del ciclismo, un luogo che da questo momento Tommeke non abbandonerà più riscrivendo con uno stile tutto suo la storia delle classiche delle pietre.

3) L’iride spagnolo

A differenza di uno dei suoi antagonisti principali nelle gare del nord, quel Fabian Cancellara con cui nei finali della Ronde, dell’Inferno del Nord, di Harelbeke ha dato vita ad entusiasmanti battaglie, Tom Boonen chiuderà il proprio ciclo con la maglia di campione del mondo in bacheca.

Dopo quella che a tutti gli effetti, al pari del 2012, può essere considerata a posteriori come una delle migliori primavere nella carriera di Tornado Tom (prima doppietta Fiandre e Roubaix), il belga riesce ad ergersi protagonista anche nei mesi finali della sua quarta stagione tra i professionisti, disputando una buona Vuelta Espana in vista della rassegna iridata che quell’anno si sarebbe tenuta proprio in terra iberica, a Madrid.

Boonen alza le mani al cielo sul traguardo di Madrid: è lui il campione del mondo 2015. (Fonte: RTBF.be)

Qui, su un circuito che diversi sbagliano ad interpretare e che si presta a molteplici soluzioni, Tom risolve a proprio favore il confuso finale dove più uomini (tra cui il nostro indomito Paolo Bettini) provano a scongiurare un arrivo in volata scattando a ripetizione negli ultimi chilometri. Tutto invano però: a 500 metri dal termine gli attaccanti vengono raggiunti dagli inseguitori e con un poderoso sprint sul rettilineo in leggera salita verso Plaza de Lima Boonen ha la meglio su Valverde e Geslin, fasciandosi così il petto di un arcobaleno vivo.

A 24anni Tommeke è già nella storia del ciclismo.

4) Nella storia (verde) del Tour

Una delle caratteristiche, assieme alla sensibilità sulle pietre, al muoversi nel vento e a un’incredibile tenacia, che ha permesso a Tornado Tom di scollinare oltre quota 100 successi è sicuramente lo spunto veloce di cui era dotato, una qualità e, allo stesso tempo una preziosa arma, da tirar fuori al momento opportuno in base alle caratteristiche dei rivali di giornata.

La sua punta di velocità e la sua voglia di buttarsi presto in tutte le volate di gruppo hanno spinto in più occasioni all’inizio ad inquadrarlo maggiormente come un classico velocista. Negli anni poi, calata leggermente la propria pericolosità negli sprint e cresciute età ed esperienza, Tom ha rivelato tutta la sua completezza ma, ad ogni modo, rimane il dato che la maggior parte delle vittorie ottenute in carriera sono state conseguite in volate più o meno ranghi compatti.

Boonen festeggia sui Campi Elisi a Parigi la conquista della maglia verde del Tour de France 2017 (Fonte: Zimbio)

E alle proprie volate Boonen deve l’ingresso nell’albo d’oro nella corsa a tappe più prestigiosa al mondo, il Tour de France, e la conquista di una delle maglie più ambite dalle ruote veloci, quella verde della classifica a punti. Tom ha portato a termine l’impresa nel 2007 quando, grazie alle due vittorie di tappa di Castres e Bourg en Bresse e ad altri cinque piazzamenti nelle prime cinque posizioni, ha coperto il bianco-blu della maglia Quick-Step con un elegantissimo color verde acceso, entrando così definitivamente anche nella secolare storia della Grand Boucle.

Un momento che, a posteriori, può rappresentare non solo il momento più alto di Tornado Tom in Francia ma anche del Boonen “velocista”.

5) 2012, annus sanctus

Il 2005 e il 2012 sono state di gran lunga le stagioni più fortunate che Tom ha vissuto nella sua carriera da professionista. La disputa sorge quando, inquadrati successi e piazzamenti in entrambe, bisogna prendere una posizione e scegliere quale delle due possa essere definita la migliore in assoluto.

In questo discorso noi ci sentiamo di sposare con più enfasi la causa del 2012: sebbene i successi siano più o meno gli stessi e nonostante il 2005 abbia portato in dote alla bacheca di Boonen una maglia iridata e due tappe al Tour de France in più rispetto al 2012, in quest’ultimo i trionfi arrivati hanno un peso specifico e una valenza del tutto differenti, ben superiori rispetto a quelli di 7 anni prima.

Il Boonen del 2012 infatti non è più un ragazzo, è un uomo di 32 anni che ha dovuto affrontare e superare diverse vicissitudini personali negli ultimi due anni che lo hanno un po’ distratto dal correre in bicicletta togliendogli spensieratezza, appesantendogli le gambe e facendolo apparentemente uscire sempre un poco di più dal novero dei grandi nomi del circuito. In questo contesto quello che accade nella primavera di quell’anno ha dell’incredibile e profuma veramente di magico.

Tornado Tom batte allo sprint Alessandro Ballan e Filippo Pozzato al Giro delle Fiandre 2012 (Fonte: Cicloweb)

Dopo i consueti buoni risultati in Qatar (due tappe, classifica finale e classifica a punti) e la vittoria nella seconda frazione della Parigi-Nizza, Tom entra per 16 giorni in un tunnel che lo rende letteralmente invulnerabile, invincibile per chiunque, e infila una serie di successi che, se ancora non ci fosse arrivato, lo lanciano definitivamente fra le leggende di questo sport.

Uno dopo l’altro, fa suoi Harelbeke (allo sprint su Freire e Eisel), Gent-Wevelgem (anche qui in volata su Breschel e un giovane Sagan, suo estimatore di lunga data, in rampa di lancio), Giro delle Fiandre (sui nostri Ballan e Pozzato) e conclude conquistando anche l’Inferno del Nord. Due mesi dopo fa sua per la seconda volta anche la maglia di campione nazionale belga prima di chiudere l’anno con un calo piuttosto fisiologico, ma pienamente giustificato dai successi della prima parte di stagione e dalle imprese compiute a cavallo tra marzo e aprile.

Fra queste spicca indiscussa proprio la Parigi-Roubaix, forse la perla più bella dell’intera carriera di Tornado Tom, colta dopo un assolo folle quanto esaltante di 52 chilometri durante i quali tutti i tentativi di ricongiungimento da dietro vengono respinti con perdite.

Boonen esulta sul traguardo della Parigi-Roubaix 2012, la quarta della carriera: come lui solo Roger De Vlaeminck “Monsieur Roubaix”. (Fonte: Cicloweb)

Il suo aggredire con cattiveria le pietre sconnesse, la sua azione sicura e sempre in spinta, la sua cavalcata dantesca attraverso gli infernali settori del nord della Francia spronato da due ali di folla impazzite, quel giorno fanno prima alzare in piedi e poi inchinare dinnanzi a lui tutto il mondo delle ruote, orgoglioso di riconoscere in lui un campione vero, capace di gesta antiche, dal sapore eroico, e di commuoversi spontaneamente.

Domenica, dopo gli ultimi 257 chilometri della carriera che si andranno a sommare ai 171876 già percorsi, saremo certamente di nuovo in piedi ad applaudirlo, chi al velodromo, chi in altre pari del tracciato, chi davanti alla tv a casa, intenti tutti a fissare con gli occhi e nel cuore gli ultimi attimi in bicicletta di uno che in Belgio è considerato alla stregua di una divinità sui pedali.

Sarà bello vedere se si commuoverà, come saluterà, come e se sarà sopraffatto dalle emozioni, come riceverà l’abbraccio della gente che nell’ultimo quarto di secolo si è spellata le mani e ha perso voce per lui.

Sara bello vedere se Tornado Tom riuscirà a ricambiare tanto affetto con l’ultimo colpo di coda, l’ultima vittoria, l’ultimo trofeo conquistato in una corsa che “ama fin da ragazzino” e “dove è nato come corridore”.

Tom Boonen accerchiato dai media prima della partenza della Parigi-Roubaix. (Fonte: La Gazzetta dello Sport)

Sarebbe bello vederlo invincibile ancora una volta, come quel giorno del 2012.

Sarebbe bello vederlo salire ancora sul gradino più alto del podio e da lì voltarsi a salutare i tifosi prima di varcare definitivamente le soglie dell’immortalità ciclistica.

Fonte foto in apertura: cyclingtips.com

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