Argentina, Bauza esonerato: tutte le colpe del Paton

Un esonero che era nell’aria: il Paton Bauza è stato scaricato dal nuovo presidente dell’AFA, il Ciqui Tapia, e ora la nazionale argentina di calcio è alla ricerca di un allenatore che porti la Albiceleste in Russia il prossimo anno. I nomi più gettonati sono quelli di Sampaoli e Simeone, profili sicuramente adatti ad una panchina cosi prestigiosa. Non sono operazioni facili, poiché ci sarebbero contratti onerosi di mezzo, cavilli burocratici e clausole rescissorie non di poco conto. Per cui, per avere una situazione più chiara sul futuro tecnico della Selección bisognerebbe attendere almeno la fine dei campionati europei.

Di parole sulla gestione Bauza, un ciclo che non è durato neanche un anno, ne sono state dette tante. Il Paton in Sud America dovunque è andato ha lasciato un ricordo positivo, vincendo anche due Libertadores: una a sorpresa nel 2008 con la LDU e l’altra con il San Lorenzo, che ai nastri di partenza nel 2014 partiva come favorita assieme al Cruzeiro. Risultati che in un certo senso garantivano una certa sicurezza a Baires, poiché il profilo scelto era di assicurato carisma e, soprattutto, vincente.

Non sempre, però, le cose vanno come tutti vogliono o come si aspettano. L’Argentina ha faticato tantissimo per restare agganciata al treno delle prime e se ora si trova al quinto posto bisogna ringraziare l’Ecuador, che è crollato e ha collezionato una serie di disfatte. E allora cosa non ha funzionato nella gestione Bauza?

Quando è stato annunciato il Paton, avevamo ipotizzato che l’Argentina avrebbe smesso di giocare un calcio offensivo. L’ex tecnico del San Lorenzo predilige più la fase difensiva che quella offensiva. Chiunque avesse visto mezza partita delle sue squadre avrebbe potuto immaginare l’atteggiamento con cui l’Argentina sarebbe scesa in campo: Bauza preferisce una difesa attenta e meticolosa al pallino del gioco, che viene lasciato agli avversari. Per adottare questo sistema di gioco che, attenzione, è tutt’altro che semplice, ogni componente della squadra deve essere disposto a sacrificare il proprio talento per il bene del collettivo e sono necessarie tante ore di allenamento per affinare i meccanismi difensivi che sono totalmente opposti a quelli che si hanno durante una manovra offensiva. Bisogna anche possedere una grande concentrazione in campo per tutti i novanta minuti per giocare in difesa e poi ripartire, capacità mentale che alcuni calciatori dell’Argentina non hanno nella propria indole.

Bauza
I giocatori dell’Argentina, capitanati da Banega, dopo la sconfitta in Bolivia, fatale per Bauza (Fonte foto: UK Blasting News)

Probabilmente la scelta era sbagliata in partenza, poiché passare dal calcio di Martino, in cui la squadra fa la partita, a quello di Bauza non garantiva continuità nel sistema di gioco.

Si è parlato anche di una questione spogliatoio: non ci sono fonti ufficiali a tal proposito, sono solo ipotesi. L’unica vera verità è che l’Argentina non ha un manager che accompagni la squadra e che aiuti il tecnico nelle probabili faide interne. Bauza è un allenatore dal pugno duro, ma se l’AFA non mette un suo uomo che faccia le veci di un direttore sportivo, che controlli quello che avviene all’interno dello spogliatoio, su quest’ultimo regnerà sempre il caos più totale. E una piccola dimostrazione di ciò la si è avuta dopo la sconfitta contro la Bolivia: mentre i calciatori de La Verde indossavano una tuta ufficiale quando sono usciti dallo stadio, i calciatori della Albiceleste indossavano jeans e maglietta griffati. Insomma, l’impressione è stata che questi ragazzi non vivono più sulla terra come dei comuni mortali che giocano a calcio, ma  come di bambini viziati che hanno come primo obiettivo migliorare il proprio look.

E su questo punto vogliamo spezzare una lancia a favore di Bauza, poiché è l’AFA che deve sorvegliare i comportamenti dei calciatori che vengono convocati. Il tecnico ha il compito di prepararli alla partita, non quello di imporre delle regole al di fuori del campo. Quel compito spetta alla federazione argentina che se ne infischia da anni di come la nazionale si presenta al pubblico, preferendo a tutto ciò intrighi e accordi che fanno solo il male del calcio argentino.

Fonte foto: http://www.diarioelargentino.com.ar

Lorenzo D' Aloia

Passione per lo sport nata all'età di tre anni, quando in braccio alla nonna guardavo il giro d'Italia, maturata negli anni, scoprendo la passione per calcio, basket e motori. Innamorato di quelle curve calde, colorate e passionali come quelle sudamericane.

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