Appunti di Serie A: Immobile, Dybala e gli ”uragani” Fiorentina e Napoli

In teoria l’articolo che dovrei scrivere sarebbe un mix – anche abbastanza compatto – di quanto accade ogni week-end sui campi di Serie A. Appunti raccolti in un pezzo unico, in pratica, un po’ come tutti quei block-notes che vengono consumati da Sarri e colleghi. Lì sopra, gli allenatori scrivono le cose che vanno bene e quelle che devono essere modificate durante la partita. Ed io, proprio come loro, cercherò di elencare – ovviamente in maniera discorsiva e piacevole – tutti gli spunti del turno di campionato.

Vorrei iniziare parlando di due attaccanti. Uno italiano e uno argentino. Uno più rapace d’area (anche se in realtà non è proprio così), l’altro il tipico “numero 10”. Il primo si chiama Ciro, e di cognome fa Immobile, ma durante la partita, ve lo posso assicurare, non sta mai fermo. Chiedete a Bonucci per conferme. La prova offerta ieri dal calciatore di Torre Annunziata è stata straordinaria. Tripletta in quindici minuti a cavallo tra il primo e il secondo tempo, più l’assist del 4-0 per Luis Alberto. Milan alle corde, difesa demolita e Lazio che può spiccare il volo. Insomma, dall’azzurro della Nazionale al biancoceleste laziale, la musica non cambia. Immobile segna, tanto e anche in maniera decisiva. E a 27 anni, finalmente, sta trovando la via che lo porterà a trasformarsi in un vero e proprio attaccante totale. Non c’è forse aggettivo migliore. Grinta, determinazione, senso del gol e della posizione. Ma soprattutto concretezza: Ottavo rigore trasformato sugli otto che ha avuto a disposizione tra lo scorso anno e questo inizio di stagione. Sette gol stagionali in sei partite, considerando anche la Nazionale, quota 32 in 45 presenze con la maglia biancoceleste che, tradotto, significa che la probabilità di andare a segno nei 90 minuti è del 70%. Seconda tripletta in Serie A, dopo quella al Livorno del 2013-14, la prima con l’aquila sul petto. E poi i gol sono anche di pregevole fattura, perché quello in semi-rovesciata ha ricordato molto quello dello scorso anno con vittima l’incolpevole Hart, prova del fatto che il repertorio balistico del “17” è molto ampio.

La Lazio travolge il Milan grazie a una partita da gigante di Ciro Immobile, autore di tre reti e un assist nel 4-1 dei suoi. (Fonte: repubblica.it)

Da un bomber all’altro. Paulo Dybala è, come direbbero negli USA, on fire. Prestazioni sontuose, giocate da fuoriclasse e tanti gol. Sarà la maglia numero 10 che gli ha dato più consapevolezza dei propri mezzi, o il nuovo ruolo ritagliatogli su misura per lui da Massimiliano Allegri. Perché rispetto allo scorso anno l’argentino ha molte più libertà tattiche: va a destra, poi a sinistra, fa la punta e si abbassa a metà campo. Gioca quasi come se fosse all’oratorio, ma con la differenza che ogni volta fa il movimento e le giocate giuste. In più, quest’anno, c’è la netta sensazione che qualcosa, anche a livello mentale, sia cambiato. La Juventus era in vantaggio 1-0 al minuto 54 e, durante i primi minuti del secondo tempo, il Chievo aveva iniziato ad aumentare i giri del proprio motore, attuando un forte pressing offensivo e portando – conseguentemente – all’errore le due fonti di gioco bianconere che avevano i nomi di Pjanic e Matuidi. Dal minuto 55 il Chievo poteva essere ormai certo della sconfitta perché, con l’ingresso del numero 10 bianconero, lo stadio è tornato a cantare e i giocatori juventini hanno – quasi come nulla fosse successo – assunto una consapevolezza disarmante. Tranquillità nella manovra e ricerca costante della Joya che quest’anno ha deciso di dimostrare anche ai più scettici il suo immenso talento. Sette gol in quattro partite sono solo l’inizio, su questo non c’è dubbio. E il gol contro i gialloblù è un gol alla Messi. La capacità di attirare a sé i difensori avversari, di scartarli nello stretto come birilli e di piazzare il pallone nell’angolo prendendo in contropiede Sorrentino. Quest’anno Immobile e Dybala promettono spettacolo.

Ma il Napoli non sta a guardare e acciuffa Juve e Inter in testa alla classifica. I partenopei sbancano il Dall’Ara con tre reti nella ripresa, dopo un primo tempo abbastanza complicato e stranamente difficile per gli uomini di Sarri, soprattutto in chiave tattica. Il Bologna ha puntato su aggressività e baricentro alto, con un Palacio e un Verdi ispirati e scatenati. Ma ai rossoblù non è bastata la prestazione di cuore, puniti ai primi due errori del match da Callejon e Mertens. Il Napoli ha vinto 3-0 una partita sporca e tutt’altro che dominata. Ha accantonato il bel gioco in nome della concretezza e questa è la giusta via per il cambio di mentalità tanto coltivato da Maurizio Sarri. Per trionfare in Italia occorrono tecnica, gruppo e anche la famigerata cazzimma, qualità che Aurelio De Laurentiis aveva trovato solo in Lorenzo Insigne all’indomani del 3-1 subito al Bernabeu dal Real Madrid e che aveva spianato la strada ai blancos per i quarti di finale di Champions League. Ora è proprio lui, Insigne, il simbolo di questa squadra. E chissà se sarà lui a riportare lo Scudetto sotto la bocca del Vesuvio.

Lorenzo Insigne rappresenta uno dei migliori talenti a disposizione del Napoli. (Fonte: oasport.it)

Da Napoli a Firenze. Da una squadra uguale a quella della scorsa stagione ad una diversa per i 9/11. Questa estate la piazza viola ha masticato amaro per le cessioni illustri di Borja Valero, Vecino, Tatarusanu, Kalinic e soprattutto Bernardeschi all’acerrima nemica Juventus. Pioli ha perso le prime due giornate di campionato contro Inter e Sampdoria, con una squadra tutta nuova, giovane e – a detta di molti – con gravi lacune tattiche e tecniche. Ci si chiedeva chi fosse Bruno Gaspar, da dove Corvino avesse preso Veretout, perché si fosse puntato su Biraghi, Simeone e Thereau. Bene, ieri la Fiorentina ha vinto e convinto. 5-0 secco all’Hellas Verona, in trasferta. In gol il capitano Astori e i nuovi acquisti Simeone, Thereau, Veretout e Gil Dias. Da vedere e rivedere la traiettoria pazzesca in occasione del gol dell’ex centrocampista del Saint-Étienne, una punizione capolavoro. Ciò che più conta è la prestazione offerta dai viola. Perché al di là del risultato acquisito, è utile sottolineare come siano proprio i gigliati la squadra che ha macinato più chilometri (113 precisamente) in questi primi tre match. Un dato che determina la tenuta atletica e fornisce importanti dati sulla preparazione fatta e su quella da attuare per non perdere lucidità nella manovra. Sarà ora importante continuare su questa linea e dimostrare a tifosi (gli abbonamenti sono scesi del 25% rispetto alla scorsa stagione) e addetti ai lavori che il progetto viola vale davvero.

(Fonte immagine in evidenza: corriere.it)

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